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SMF su La Sicilia – Catania barocca e un po’ ‘capoccia’ (di Letizia Cuzzola)

4 Novembre 2021 - Articoli su S.M. Fazio, DIGRESSIONI, Novità editoriali, Recensioni
SMF su La Sicilia – Catania barocca e un po’ ‘capoccia’ (di Letizia Cuzzola)

Da La Sicilia del 4 novembre 2021

Catania barocca e un po’ ‘capoccia’

Novità editoriali. Sabato 13 nell’Auditorio Centro sempreverde a Sant’Agata Li Battiati la presentazione del nuovo libro di Salvatore Massimo Fazio “Il tornello dei dileggi”

Sabato 13 novembre alle ore 18:30 presso l’auditorio Centro sempreverde in Via Dante Maiorana, 11/A a Sant’Agata Li Battiati, si terrà la prima di un tour nazionale del nuovo romanzo di Salvatore Massimo Fazio, nostro collaboratore, dal titolo “Il tornello dei dileggi”, Arkadia Editore. Dialogherà con l’autore il giornalista e scrittore Leonardo Lodato.

Ho conosciuto Massimo Fazio in un pomeriggio di un febbraio di dieci inverni fa; in un’osteria – teatro – mondo parallelo di bellezza dove un amico mi aveva chiesto di presentare il libro di questo eclettico filosofo che era ed è un sacco di altre cose. L’unico punto in comune, allora, era l’insonnia feroce e insistente. Lo presentai, scrissi la recensione per la rivista su cui scrivevo ai tempi e non so come sono passati più di dieci anni e siamo ancora qui, e lui è di nuovo qui, fra le mie grinfie critiche e spietate che urlano vendetta. Tu, Fazio, forse non lo ricordi ma, a una mia domanda scomoda, mi rispondesti come nessuno aveva e ha mai osato. Ma fu lì che inconsciamente iniziai a volerti bene e, per questo, sarò spietata, sì, perché così merita chi vogliamo bene. “Il tornello dei dileggi (pp.106, € 15, Arkadia, 2021) non ha il tempo di decantare, di subire la sindrome dell’abbandono cui sottopongo tutti i testi che ricevo. Da ostetrica editoriale ricevere in anteprima un libro, un qualunque libro, scatena un prurito sul pelo dello stomaco, è un richiamo a cui io, curiosa più di un gatto, non so resistere.

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E al “Tornello dei dileggi” mi siedo fra il diavolo e il saggio a far le pulci a ogni pagina. Vi aiuto: «Il tornello dei dileggi nasceva a Catania per volontà di quattro illustri personaggi ai quali la città aveva riconosciuto dei soprannomi: Aristide era il diavolo, Franco il musico, Paolo, ovviamente, il maestro e Andrea il saggio. Il format era centrato sul modus vivendi di ognuno dei quattro riguardo agli argomenti in scaletta. Il tutto condito con approvazione eccessiva o disapprovante dileggio del pubblico che veniva sollecitato e aizzato da infiltrati, amici dei quattro». Fazio non le manda a dire, non lo ha mai fatto e anche fra queste pagine il suo spirito polemico esce fuori, insieme a uno stile barocco e sincopato come la Catania che descrive nella sua decadenza e nelle sue vocali più lunghe del consentito. Barocco in tutto, in quella eccessiva bizzarria che riesce a scovare anche nei personaggi apparentemente più razionali e in quegli 81 “Che” e “punti” con cui si barcamena fra pagina 28 e pagina 29. Paolo e Adriana ci accompagnano con la loro storia, i loro «Trasformati dove vuoi, con chi vuoi, ma trasforma le presenze, gli indugi e le tensioni. Ci sono altre vite qui. E mancano. Se non ti trasformi, resisti e vivi. E se resisti e vivi non è detto che non anneghi». E la paura di annegare nella vita quotidiana è forte, diventa gocce di pioggia e di sudore per l’ansia che la vita che si desidera possa realizzarsi o forse no, ché amarsi è bello ma faticoso e se già altre volte hai faticato a tenere le fila di un rapporto che sfugge da ogni dove, allora forse quello che cerchi non è amore ma comprensione e tregua. O un epilogo diverso. Quello che ho letto mi ha spiazzato. Chapeau! In conclusione: il linguaggio, i dialoghi da leggere e rileggere per cogliere ogni sfumatura, la Roma calcio che diventa quasi un calendario dello spazio vitale. Un tutto semplice e complesso che costringe a chiedersi se si stia leggendo il libro o l’autore, quel combaciare che è gioia e dolore di ogni editor e di ogni editore che cerchi la mano che scrive fra le parole. L’ho trovato, come raramente accade. «Non temo di non essere presente in luoghi o posti specifici. Io pratico quello che mi va di praticare nel suo momento più o meno interessante. Quella è l’ultima idea di emotività positiva che mi rimane. Ecco perché sono coglione. Ecco perché mi si vuole bene».

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