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SMF su Il Corriere del Ticino – Libri in uscita “Il tornello dei dileggi” – Recensione di Sergio Roic

4 Ottobre 2022 - Articoli su S.M. Fazio, DIGRESSIONI, I GIORNALI DICONO DI LUI
SMF su Il Corriere del Ticino – Libri in uscita “Il tornello dei dileggi” – Recensione di Sergio Roic

Da Il Corriere del Ticino del 4 ottobre 2022

Il tornello dei dileggi

Salvatore Massimo Fazio
Editore: Arkadia
Pagine: 106
Prezzo: € 14

Salvatore Massimo Fazio è un’originale figura di intellettuale siciliano, coinvolto in mille imprese culturali di valore approdando sulle spiagge della riflessione filosofica e su quelle non meno interessanti della divulgazione artistica e saggistica. Il tornello dei dileggi (Arkadia editore) è il suo primo romanzo ed è un’opera che si avvale di uno stile del tutto originale per raccontare un amore impossibile, sognato, cercato e sempre sfuggito, il grande amore intellettuale tra un intellettuale, appunto, e una donna libera. Questo memoriale della condizione umana sommamente imperfetta, che anela all’ordine ma abbraccia il disordine e un costante tradimento degli affetti più profondi, si dipana tra una Catania solare e umorale e il vasto mondo di cui i personaggi principali, Paolo e Adriana, serbano memoria e relazioni. Il ritmo dell’opera è quello dello sberleffo e del rinfacciarsi tutto e subito, ma anche quello di un paradiso perduto di impronta quasi miltoniana, ovvero di quella terra e quel tempo in cui si potrà essere felici nonostante. Ed è appunto questo «nonostante», accanto al continuo provocarsi e rispondere di altri personaggi in loco, che la fa da padrone mettendo una seria ipoteca su una vita possibilmente tranquilla ma necessariamente avventurosa. Diretto, loquace, pennellante atmosfere di duelli della mente, il romanzo si rivela un sogno o un incubo del vivere contemporaneo, quello per cui si va a caccia della notorietà preferendovi però la sensibilità e per cui si soffre per essere felici, forse, solo e per l’appunto nei sogni. Se entrambi i protagonisti, Paolo e Adriana, credono che l’altro sia quantomeno nevrotico se non qualcosa di peggio, è evidente che quel «qualcosa di peggio» è la scena su cui viene approntata la vicenda: il nostro mondo moderno perdutamente innamorato delle circonvoluzioni che può offrire un sapido gioco al massacro.

 

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