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SMF per #LRR – “Un silenzio a due voci” di Nadia Lisanti

2 Dicembre 2022 - Articoli su S.M. Fazio, DIGRESSIONI, Recensioni
SMF per #LRR – “Un silenzio a due voci” di Nadia Lisanti

Da Letto, riletto, recensito! del 2 dicembre 2022

“Un silenzio a due voci” di Nadia Lisanti

Un silenzio a due voci (Kanaga Edizioni pp. 67, € 13,00) di Nadia Lisanti è una suprema silloge che alterna momenti di classicismo della scrittura, con novità assolute per stile e genere interpretatio. Posto in due parti: le due voci riprese nel titolo che vengono intervallate nel silenzio che completa lo stesso titolo. È il mistero della vita, forse se non il primo e assoluto, che sarebbe la vita medesima, quanto uno dei primi ella classifica delle domande che non necessitano di essere filosofate: nelle voci c’è il silenzio? Ci riporta questa interrogazione al brano del compianto Franco Battiato in un suo brano dell’epoca sperimentale: Il silenzio del rumore (delle valvole a pressione, n.d.a.), e quanto al rumore l’ispiratissima poetessa lucana afferma in una sua poesia che Il rumore degli altri di-viene a svilupparsi come “un silenzio a due voci”.

È pacifica e carnale la parola che punta all’infuocata della pace: si, proprio perché la bellezza del fuoco, della passione della parola interpretata e riportata non sta nello scontro tra gli essere, quanto in quello tra le parole, in “Amo il bisticcio delle parole” eccola esporre la conditio sine qua, non necessaria al mondo comunicatore: “quelle ruote in cui gira la fantasia/ senza pagare un biglietto”.

Amo soffermarmi sui dettagli/ solo perché è lì che nascono visioni.

Amo/ quando la vita si fa crudele e stanca/ da metterti al passo un carillon che non suona, amo/ e di più ancora amo/ quegli istanti in cui a sorprenderti sono solo gli attori. 

Amo/ i dubbi e le attese, quelle vergini, senza pretese. 

Amo/ quel gioco sottile della parola, il nascere intriso, la voglia dell’altro/ gli arcobaleni ellenici e le anfore a Pompei/ amo l’acqua che mi sconvolge, è l’archetipico che mi coinvolge. 

Amo/ il mistero che sono mentre vivo“.

    Chiamatela come volete, ma l’intersezione che si pone dopo l’Amo è propositamente distorto, perché apre a confini rari da individuare, che la Lisanti ci dona: interpretazione 1, interpretazione 2. Silenzi. Voglia,. Volontà. Distorsione. Esecuzione. Dunque da uno stile riconosciuto per un altro interrotto a pura conoscenza del lettore, del critico, di chi le coglie, che rendono piacere e onore all’escavazione, profondissima di evanescenza durante la discesa verso le apparizioni liriche, idee, pensieri, azioni, quasi il continuum del disturbo ossessivo che trova pace nella compulsione.

Una pace fittizia, dato che dura meno della stessa certezza che tutto sia passato. Nadia Lisanti è feroce senza farlo intendere, e se lo si evince, si comprende bene che quella ferocia è pulpito di un gesto filantropico, senza alcuna necessità di nascondersi dietro a un qualunque muro: sarebbe trasparente. Chapeau!

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