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SMF per Letto, riletto, recensito! – Rosario Russo – Effetti collaterali – Algra Editore – La recensione

15 Dicembre 2020 - Articoli di S.M. Fazio, ESCLUSIVA!, Recensioni
SMF per Letto, riletto, recensito! – Rosario Russo – Effetti collaterali – Algra Editore – La recensione

Da Letto, riletto, recensito! del 15 dicembre 2020

Rosario Russo – Effetti collaterali – Algra Editore – La recensione

Effetti collaterali di Rosario Russo è il primo libro della nuova collana “SiciliaNiuradell’editore Algra. Questa è stata fondata dallo stesso autore assieme ad altri tre scrittori: Gaudenzio Schillaci,  Alberto Minnella e Sebastiano Ambra.

MARTEDì 15 DICEMBRE ALLE ORE 20:45 in diretta dal gruppo fecebook della nostra community “Quelli che… Letto, riletto, recensito!“, Federica Duello introdurrrà e presenterà con l’autore aceso questa in prima assoluta in streaming, questo primo volume che ci fa scoprire una penna tattica dallo stile distopico e formativo per il genere noir.

La nostra recensione sarà espletata in prima persona, narrando di Vincenzo Cantone, personaggio d’esordio, che lascerà ai lettori, tanti misteri, primo fra tutti se è l’ater ego dell’autore, per proseguire nei racconti a seguire.

“Mi chiamo Vincenzo Cantone e mi definisco uno scrittore e sto per raccontarvi una storia particolare.
Non sono un personaggio che viene cercato continuamente dal proprio editore affinché mi affretti a consegnare manoscritti da pubblicare. Vorrei esserlo, ma non lo sono. Il mio scrivere si ferma a qualche premio conseguito in concorsi letterari di basso livello. Spesso non riuscivo a salire sul palco per ritirare il premio che mi veniva assegnato, perché mi sembrava una sagra paesana.

Ricordo che l’ultima volta che partecipai vinsi arrivando in finale assieme a una grassona che aveva scritto una storia strappalacrime dedicata al suo gatto e a un altro che presentava un racconto sula vita del nonno analfabeta, definito poeta popolare. Il tutto di uno squallore indicibile!

Mia madre pensava che con la scusa di voler fare lo scrittore cercassi di evitare di trovarmi un lavoro. Ebbi la fortuna che lei amasse molto leggere e così mi trovai fra le mani qualche bel libro come il ‘Mastro don Gesualdo’ di Verga che lessi con molto interesse e passione. Da li passai ad altre letture dello stesso livello, e di argomenti che narravano della mia Sicilia, fino a farmi amare questa meravigliosa terra. Dimenticavo di dirvi che sono acese e come viene da dire nel nostro dialetto jacitano ma a differenza di ciò che si possa pensare non provo ostilità di natura campanilistica con Catania città di Verga e di De Roberto, due dei miei scrittori preferiti. Ritornando a noi, eravamo rimasti che stavo cercando di realizzare un racconto di buona qualità da poter consegnare al mio editore, così da farmi guardare con un occhio più attento. Cercavo lo spunto per una storia ma non riuscivo a farmi venire nessuna idea, la sera d’inverno, circolavo per le vie di Acireale, passando per matto visto che si dice che proprio a tarda sera e d’inverno ad Acireale circolano i matti. Mi colpì lungo il corso principale della città una vecchissima costruzione in totale abbandono oramai senza né porte né finestre, mi feci coraggioe  vi entrai. Il primo impatto fu di disgusto per la sporcizia che c’era e l’odore nauseabondo che si sentiva, mi pentii di essermi trovato lì dentro, quasi al buio e stavo per uscire quando vidi un venchissimo canterano, l’istinto mi disse di aprire l’unico cassetto che c’era, dentro vi trovai una vecchia busta. la presi, uscii velocemente, a casa la aprii e vi trovai dentro due vecchie cartoline timbrate e affrancate con francobolli antichi di libre 15, col timbro che portava la dicitura ‘centenario delle poste italiane 1862 – 1962, indirizzate al sig. Motta Antonino, presso al sig.ra Basile Corso Umbero 202 Acireale. L’indirizzo naturalmente corrispondeva a quello del vecchio rudere, lessi il contenuto della prima cartolina che diceva: “Mio adorato Ninì, ti stai divertendo dalla zia? Quando torni? Mi piacerebbe tanto rivederti, basta attraversare la strada e fare pochi metri, mi troverai pronta ad abbracciarti, nel frattempo ti bacio, la tua mamma”. Quelle tenere frasi mi fecero capire che la madre si riferiva ad un ragazzino intento a giocare presso la zia. nella seconda cartolina invece, restai colpito dal frettoloso messaggio che recitava: “Ninì vieni subito così me lo ammazzano, ti prego corri.” Fui preso da frenesia cercando di ordinare le idee, mi ricordai che quel nome scritto sulle cartoline non mi era nuovo: Motta Antonino era il nome di un vecchio preside del Liceo Classico oramai in pensione. Risalii pure che abitasse in un palazzo vicino piazza Duomo.

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Andai a trovarlo. Con un piccolo stratagemma mi presentai dicendo che ero un suo vecchio allievo (cosa non vera, in quanto avevo frequantato il commerciale). La conoscenza non fu delle migliori, ma dopo qualche giorno si crearono i presupposti per incontrarci e chiarire il motivo della mia ricerca visto che gli avevo portato le cartoline che lo riguardassero. Il professore notando la mia buona fede, mi raccontò della storia della sua famiglia che il padre morì durante una gita in barca e che la madre dal dispiacere si ammalò e fu costretta a vivere su una sedia a rotelle. La casa che dava su via Paolo Vasta, all’epoca permetteva la vista verso il mare, cosa che dava la speranza alla povera donna di illudersi che un giorno potesse tornare la barca a riportargli il marito. Successe però che cominciarono a costruire un palazzo che oscurava la veduta marina e quaindi la madre presa da dispiacere scrisse quella cartolina dove chiedeva al figlio di tornare subito, perché lei così pensava che lo uccidessero dalla sua vista. Col professore ci siamo incamminati verso la villa Belvedere, luogo di una lontana bellezza ormai ridotta ad un cumulo di macerie, dove a tratti si riesce a vedere quello che è rimasto del mito del pastorello Aci e della ninfa Galatea. Il vecchio preside, mi sottolineò che l’unica cosa che fosse rimasto alla madre era il rapporto con la vista con quel lembo di mare. Quella distesa d’acqua che le permetteva di sognare un ritorno che mai si sarebbe verificato. Ma si sà, noi isolani siamo fatti coì! Vi parlerò di altri racconti del mio libro effetti collaterali”.

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