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SMF per La Sicilia – Storia di teschi, di killer e tatuaggi – Intervista in esclusiva a Daniela Schembri Volpe

8 Ottobre 2020 - Articoli di S.M. Fazio, ESCLUSIVA!, Interviste
SMF per La Sicilia – Storia di teschi, di killer e tatuaggi – Intervista in esclusiva a Daniela Schembri Volpe

Da La Sicilia del 07 ottobre 2020

Storia di teschi, di killer e tatuaggi

Il romanzo. Daniela Schembri Volpe pubblica con Castelvecchi il suo nuovo libro. Ambientato tra l’isola mediterranea di Gozo, e Londra, nel quartiere di Camden

 

Daniela Schembri Volpe è l’apolide natia di Palermo. A Torino ha vissuto a fasi alterne, dove ha conseguito il titolo in Scienze a Arti della Stampa. Newton Compton l’adotta come autrice di testi su Torino quali: “365 giornate indimenticabili da vivere a Torino”, “Keep Calm e passeggia per Torino”, “101 perché sulla storia di Torino che non puoi non sapere”, “Le incredibili curiosità di Torino”. È giallista, per Frilli ha pubblicato “È Natale per tutti”;presenzia nell’antologia “Tutti i sapori del giallo”. Per Il Capricorno ha pubblicato con La Stampa, “Torino Dark”. Oggi per Castelvecchi esce un giallo da brividi: “Killer Tattoo: la strana coppia”. La incontro, concede in esclusiva nazionale a La Sicilia la prima intervista per questa nuova avventura libresca in Castelvecchi.

 

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Killer tattoo”, un lavoro che esula dai tuoi scritti torinesi in cui ti sei cimentata in curiosità, storia ed esoterismo. Quanto pesano i tuoi cinque libri sul capoluogo sabaudo nel thriller appena pubblicato?
«Certamente hanno un peso notevole sull’ambientazione e soprattutto su due dei personaggi principali, le due antagoniste. Dafne che fa emergere tutta la sua, mi si permetta il gioco di parole con il termine brasiliano, “sabaudade”, che non è malinconia ma un modo di essere tutto torinese, dal fare da sé senza “disturbare” nessuno a quel briciolo di sana diffidenza che un torinese ha nel dna, dall’essere naturalmente gentili (o falsamente come dicesi) all’amore per un dialetto che, a differenza d’altri in Italia, si sta perdendo. Lo dico da siciliana che ha vissuto ovunque…

Louise O’Connell, invece, è l’irlandese diabolica che giunge in vacanza in una Torino ancora poco turistica ma che ne rimane affascinata per la sua aura esoterica e misteriosa tanto da portare all’estremo l’esperienza partecipando a una messa nera.

Torino ha uno scenario… clicca qui per continuare a leggere l’intervista strepitoso per ambientare i thriller, spunti, angoli, la nebbiolina che, sempre più raramente, invade la città ovattandola e formando un nido grigio cade ad hoc in alcune scene. Torino è posizionata sui due triangoli magici mondiali: il triangolo di magia bianca con Lione e Praga, quello di magia nera con Londra e San Francisco. La storia poi si stacca da Torino, e questo rispecchia la mia esistenza un po’ nomade, per proseguire nella splendida isola mediterranea di Gozo, in cui pare la ninfa Calypso tenne Ulisse prigioniero, per poi terminare rocambolescamente nella galvanizzante Londra, nel quartiere di Camden».

 

 

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Quindi il Male è donna?

«Ho sempre pensato che occorra andare alle radici del male, nel vissuto singolare e irripetibile di ogni persona. Il Male attecchisce là dove c’è disagio e in questa storia il disagio del passato, vissuto da alcuni personaggi, riaffiora prepotentemente nelle loro scelte e nella spontanea inclinazione ad agire per il Male. Il Male che attrae non solo i cattivi ma che affascina i buoni perché in fondo li distoglie dalla noia. Il Male non ha sesso semplicemente mi piace trasporre nei personaggi atteggiamenti che osservo nella vita di tutti i giorni».

 

Quali sono gli elementi che ti hanno convinta a fare agire i personaggi nel mondo dei tatuaggi?
«Il tatuaggio ha sempre portato con sé un bagaglio di mistero. Prima come un marchio distintivo che per molte culture tribali segnava iniziazioni o passaggi importanti dell’esistenza, nell’età adulta o per divenire un guerriero ad esempio. Oppure per marchiare schiavi, o ancora prigionieri con il delitto commesso o la pena da espiare o con una precisa simbologia indicante l’appartenenza a bande criminali. Oggi vedo il tatuaggio come un’arte, una espressione della propria essenza, un modo di esprimersi, un biglietto da visita tatuato sul corpo come a voler dire: questo sono io».

 

 

Essere una editor facilita la scrittura di un romanzo e nel caso specifico di un thriller?
«Posso affermare serenamente di sì, ma l’errore di coerenza o sintattico è sempre dietro l’angolo e a mia volta mi sono affidata a una editor, passo da cui non si può prescindere».

 

 

 

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