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SMF per La Sicilia – Di Prima entra nella Banda Brancati (Intervista a Vladimir Di Prima)

22 Settembre 2021 - Articoli di S.M. Fazio, ESCLUSIVA!, Interviste
SMF per La Sicilia – Di Prima entra nella Banda Brancati (Intervista a Vladimir Di Prima)

Da La Sicilia del 21 settembre 2021

Di Prima entra nella Banda Brancati

A sessantasette anni dalla morte dello scrittore. «La letteratura è la vita, ma è anche scrittura. Non riesco a concepire l’idea di un romanzo dove manca l’invenzione linguistica»

Sessantasette anni fa, a Torino, moriva uno dei più grandi scrittori siciliani del novecento: Vitaliano Brancati. Nativo di Pachino, ma catanese d’adozione, Brancati trascorreva lunghi periodi di villeggiatura a Zafferana Etnea. Ed è proprio da quelle parti che nasce una proposta letteraria di assoluto livello. Si tratta della “Banda Brancati”, un romanzo di imminente uscita (ndr ottobre 2021) per i tipi della casa editrice A&B. Ne parliamo con l’autore, lo scrittore e regista etneo Vladimir Di Prima.

Da dove nasce l’idea di scrivere un romanzo su Vitaliano Brancati?
«Il merito è dell’amico e scrittore Renzo Paris; a lui, infatti, devo questo romanzo. Senza il suo impulso e senza i suoi puntuali incoraggiamenti probabilmente non l’avrei scritto. Poi, certo, il fatto di vivere a Zafferana dove Brancati trascorreva parecchio tempo e le suggestioni letterarie lasciate nel tempo dal Premio a lui dedicato hanno favorito la stesura del testo. Non scrivo mai di ciò che non conosco e questa storia mi sembrava di conoscerla molto bene».

Il tuo romanzo rivela una sorprendente qualità letteraria, non a caso si sono spesi in toni entusiastici importanti penne della critica italiana. Cos’è per te la letteratura?
«La letteratura è la vita, ma è anche scrittura. Non riesco a concepire l’idea di un romanzo dove manca l’invenzione linguistica. Io credo che il lettore debba essere stupito rigo dopo rigo. In un mondo dove la velocità è determinata da una connessione internet la scrittura deve profondamente intrigare e ammaliare per essere competitiva. Serie tv, social, videogiochi hanno un passo nettamente superiore, quindi come conquistare il lettore se non con la scrittura, col piacere di offrire una possibilità linguistica accattivante che tenga attaccati alla pagina per la curiosità di scoprire quella immediatamente successiva?»

A cosa può servire oggi un romanzo su Brancati?
«Serve a rinnovare quel patto che ogni uomo dovrebbe avere col suo passato. Senza la memoria l’essere umano è destinato a una rapida estinzione. Nel mio romanzo Brancati aleggia come un fantasma, è il collante di una trama ambientata ai nostri giorni».

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Oltre a raccontare di Brancati questo romanzo è un’indagine negli abissi dell’animo umano. Il libro inizia col protagonista che dimentica come si corre o come si mangia. Ogni ordine perentorio si converte in un blocco emotivo. Come sta cambiando la nostra società?
«I social (ne parlo nel romanzo) hanno riscritto le regole dei rapporti umani; da questo ciclone epocale siamo stati investiti come cavallette. Oggi il silenzio ha superato il linguaggio verbale, la maleducazione il galateo. Ci stiamo involvendo in “creature vetrina”; una manciata di like determina il successo o l’insuccesso di un individuo a prescindere dalle sue reali qualità. È un mondo dove tutti sono connessi con tutti, ma la risultante è una profonda solitudine».

Come fai ad avere nostalgia di un posto che vivi giornalmente? Questo passaggio del libro mi ha colpito molto.
«In realtà la nostalgia è strettamente correlata all’infanzia, a quei luoghi che non ci sono più perché noi non siamo più bambini rispetto a essi».

Nel romanzo molti dei nomi femminili richiamano una città. C’è un motivo preciso?
«Assolutamente sì: la donna rappresenta il grande viaggio della vita».

Infine, che tipo di scrittore sei?
«Indolente senz’altro, ma anche molto critico con me stesso e meticoloso. Ho una ricetta infallibile: scrivo quello che mi piacerebbe leggere, leggo quello che mi piacerebbe scrivere».

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