
LRR – #ConsigLibro di Stagione Estate 2026
Daniela Dawan – La colpa di tacere – Morellini
La memoria storica trasformata in conflitto interiore. È così che potremmo definire il nuovo romanzo di Daniela Dawn, “La colpa di tacere”, (Morellini, pp. 175, € 18). Seppur il focus è improntato sulla strage nazista di Prati del Vezza, della primavera 1944, l’autrice non sembra interessata soltanto a questa in quanto il cuore vero della narrazione appare essere la frattura morale di un uomo che scopre quanto il passato possa infiltrarsi nella propria identità senza chiedere permesso. Ecco creato il personaggio di Jacopo Cardoso, un giudice che metaforicamente rappresenta il luogo stesso in cui storia pubblica e storia privata si scontrano fino a confondersi. Questa sovrapposizione continua tra il piano storico e quello psicologico. Il passato non rimane confinato nei fascicoli ingialliti: entra nella casa del protagonista, nella relazione con la madre, nei ricordi dell’infanzia, persino nella percezione del padre morto. La memoria qui non è archivio, ma presenza viva, quasi persecutoria. Molto efficace appare anche il contrasto tra l’eleganza ordinata della vita di Jacopo — il tennis, Milano, l’ambiente colto e raffinato della madre pittrice — e l’orrore che lentamente emerge dalle carte processuali. È come se il romanzo suggerisse che la civiltà e il gusto estetico non bastino a proteggere gli individui dalla colpa, dal rimosso o dalla responsabilità morale. Anzi, gli ambienti più composti sembrano custodire le omissioni più profonde. La figura materna sembra avere un ruolo decisivo nell’economia emotiva della storia. Elena non appare soltanto come una madre amata, ma come un simbolo ambiguo: rifugio affettivo, bellezza rassicurante e insieme spazio di silenzi e segreti. Il rapporto quasi ossessivo di Jacopo con lei lascia intuire che il romanzo non voglia limitarsi al genere storico-giudiziario, ma sfiori territori più inquieti, vicini al romanzo di formazione deformata: un thriller dell’identità. Anche il tema della giustizia viene trattato in modo non convenzionale. Il processo ai due ex militari nazisti arriva troppo tardi per garantire una vera riparazione. Eppure il libro sembra chiedere se la verità abbia valore anche quando non può più cambiare il destino delle vittime. È una domanda profondamente contemporanea: quanto conta riportare alla luce ciò che una società ha deciso di dimenticare? E quanto pesa il silenzio tramandato dentro le famiglie?