
Da L’Estroverso del 20 Giugno 2026
“Dura madre” di Sergej Roić, quando l’infinito coincide con una dinamica permanente di rigenerazione.
Nel panorama della narrativa contemporanea esistono opere che raccontano una storia e opere che tentano di ridefinire il modo stesso in cui percepiamo la realtà. Sergej Roić ci ha spesso abituati a questo tipo di interpretazione con opere che hanno rasentato livelli altissimi di difficoltà comprensiva di primo acchito, ma che proseguendo nella lettura chiarifica le non risposte di eccellenti tesi che aprono a interrogativi e riflessioni che come nel suo nuovo Dura madre (Mimesis, pp. 136, € 17) entra in una terza dimensione narrativa, che potremmo definire cosmomemoria: uno spazio letterario in cui il ricordo individuale, la struttura dell’universo e la formazione della coscienza diventano manifestazioni di un unico processo. Non siamo pertanto di fronte a un romanzo tradizionale, né a un semplice racconto speculativo. Roić costruisce una forma narrativa che sembra appartenere a un genere ancora inesplorato, quello della narrativa cosmogonica introspettiva, dove la domanda sull’origine del cosmo coincide con la ricerca delle proprie radici. Uno degli aspetti più sorprendenti del libro è ciò che potremmo chiamare “ecoformazione”… clicca qui per leggere l’intervista integrale dal sito de L’Estroverso
