
Da La Sicilia del 3 Novembre 2025
Uno sguardo vivo sull’Isola
Abbiamo intervistato Nunzio Dell’Erba che nel suo nuovo libro ci erudisce su Pietro Castiglione. Professore, Pietro Castiglione fu storico o innovatore della materia? «Pietro Castiglione può essere considerato uno storico nel senso pieno del termine. I suoi quattro volumi narrano la storia della Sicilia dal XVII ai primi anni del XX secolo e presentano nuovi aspetti nell’àmbito degli studi storici». Oltre la sua opera, quanto è importante la conoscenza di Adrano? «Consiglio la lettura dei libri di Castiglione per l’ausilio che possono dare alla conoscenza della Sicilia. Un aspetto significativo della sua ricerca è lo sguardo generale alla storia dell’Isola e a quella di Adrano dove l’autore coglie stridenti contraddizioni sociali in un processo di «lunga durata», simile a quello utilizzato da Fernand Braudel, lo storico francese che studiava la storia delle civiltà tramite un’indagine a lungo termine». Con Pietro Castiglione, quanto è importante la conoscenza della storia di Adrano?«Nei quattro volumi Castiglione dedicò largo spazio alla storia di Adrano con riferimenti ai documenti depositati nell’archivio del Comune, senza fornire precise indicazioni. Egli analizzò però la struttura feudale di Adrano, raffrontandola con altre realtà come Acireale o Caltagirone. Nel XVII secolo Adernò, come si chiamava allora, si distinse per la costruzione di chiese, la collusione tra autorità amministrative e ricca proprietà terriera, l’evasione fiscale, l’usura e la carenza di servizi. Nel secolo successivo un ruolo negativo svolsero i campieri connessi alle proprietà del monastero di Santa Lucia e dei feudatari. Lo stato disastroso poteva cogliersi dal numero dei bambini abbandonati e da altri aspetti negativi come la delinquenza in continuo aumento, le abitazioni prive di acqua corrente, le pessime condizioni igieniche con cumuli di immondizia nelle vie cittadine e una struttura ospedaliera fatiscente, ricavato da un lascito di Giacomo Maggio. I giurati di Adernò vestivano ancora “alla spagnola” con abiti sgargianti e costosi. Gli amministratori spendevano cospicue somme per la gestione del teatro, illuminato con 1349 lumironi e davano la possibilità solo ai nobili di seguire le recite musicali, con un costo mensile in estate di 500 onze. La situazione non mutò nel corso del XIX secolo per il rincaro dei prezzi dei generi alimentari che portarono a rivolte periodiche come quelle del 1848 e del 1898. Una situazione che rimase inalterata con l’Unità d’Italia e che si protrasse fino ai primi lustri del Novecento». Nell’incipit lei lamenta il motivo per cui non siano portati in auge personaggi dello spessore del Castiglione? «Avendo insegnato per molti anni una materia storica, posso dire per esperienza che nell’ambito universitario molto spesso si scrive per confezionare libri ripetitivi da presentare nei concorsi. Il mio giudizio, certamente, è drastico, ma se si pensa a Benedetto Croce che mai è stato docente universitario, la sua opera assume un significato straordinario di fronte a molti accademici».
