
Nei fitti percorsi interni di questo suo nuovo, organico libro dal titolo “Dissolvenze” (Stampa 2009, pp. 72, € 12,00), Valerio Mello, firma una raccolta poetica organica e densa, dove i fitti percorsi interni del reale si intrecciano con una visionarietà controllata e sorprendente. Entrando nella fisica concretezza delle situazioni quotidiane, l’autore coglie l’insinuarsi inatteso di elementi perturbanti che aprono squarci su dimensioni enigmatiche, trasformando l’osservazione in una meditazione profonda sull’esistenza. Mello si muove nella densità magmatica della sua scrittura, tra autoriflessioni intrecciate che sondano l’enigma dell’esserci. Percorsi scheggiati ma corposi riflettono alternanze di aperture e chiusure emotive, evocando una realtà condensante che turba l’io lirico. Da qui emergono i segni della sopravvivenza, non come trionfo ma come tensione problematica tra permanenza e dissoluzione. La poesia si arricchisce di grandi figure storiche: incursioni nella classicità con Eraclito e il suo flusso incessante, Epicuro nella ricerca del piacere equilibrato, Giordano Bruno e l’infinito universo. Un contrasto sorprendente arriva dal Vasa, il vascello svedese affondato il giorno del varo (10 agosto 1628) nel porto di Stoccolma: simbolo perfetto di hybris umana, irrompe nella sala dei Misteri come emblema di fallimento inauguralmente tragico. L’opera bilancia il dettaglio iper-realistico – corpi, spazi, istanti tangibili – con lampi visionari che sfuggono al controllo razionale. Mello non si limita a descrivere: invita il lettore a navigare il magma interiore, dove il concreto si dissolve in riflessi speculari, rivelando la precarietà dell’esistere. Una silloge che, in poche pagine, condensa un viaggio intimo e universale, capace di sorprendere per la sua capacità di fondere storia, mito e introspezione quotidiana.