
Con Noi siamo i briganti, Sara Rattaro consegna al lettore un romanzo di forte impatto etico e sociale, profondamente radicato nella realtà di Catania, e in particolare nel quartiere di Librino, simbolo di marginalità urbana ma anche di una possibile rinascita collettiva. L’opera prende ispirazione da una storia vera, dimostrando come la letteratura possa farsi strumento di testimonianza e di riscatto.
Librino viene raccontato non solo come luogo di degrado, ma come spazio umano complesso, attraversato da povertà materiale e fragilità educative, dove il confine tra salvezza e perdizione è spesso sottile. In questo contesto nasce l’esperienza dei Briganti Rugby, una società fondata da uomini e donne che hanno scelto di sottrarre un campo abbandonato all’incuria e alla criminalità, trasformandolo in un presidio di legalità e speranza. Attraverso il rugby, disciplina fondata sul rispetto, sulla responsabilità e sul gioco di squadra, molti ragazzi vengono letteralmente tolti dalla strada e accompagnati verso un futuro diverso da quello che sembrava loro inevitabilmente destinato.
La scrittura di Sara Rattaro è sobria ma penetrante, capace di raccontare il dolore senza spettacolarizzarlo e la speranza senza retorica. I protagonisti non sono eroi, ma giovani segnati da contesti difficili, che trovano nella comunità e nello sport una possibilità di riscatto personale e collettivo. Il termine “briganti” si carica così di un valore profondamente simbolico: non fuorilegge, ma ribelli a un destino di esclusione, portatori di un’idea alternativa di appartenenza.
Il romanzo si distingue per la sua capacità di intrecciare narrazione e impegno civile, invitando il lettore a interrogarsi sul ruolo della società, delle istituzioni e degli adulti nel costruire opportunità reali per le nuove generazioni. Noi siamo i briganti è, in definitiva, un libro necessario: una storia che nasce in un quartiere considerato tra i più difficili d’Italia, ma che parla a tutto il Paese, ricordando che il cambiamento è possibile quando qualcuno decide di prendersi cura dell’altro.