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La Sicilia – I“Disconnessi” di Ficarra rivoluzionari romantici – Intervista a Davide Ficarra su “I Disconnessi” Arkadia

29 Novembre 2025 - Articoli di S.M. Fazio, Interviste
La Sicilia – I“Disconnessi” di Ficarra rivoluzionari romantici – Intervista a Davide Ficarra su “I Disconnessi” Arkadia

Magistrale prova di realtà che si annida con crudezza contro l’esasperante tecnologia, ambito che cresce sempre più non sta facendo bene, perché sviluppa isolamento patologie annesse. Con questa riflessione presentiamo “I Disconnessi”, romanzo del palermitano Davide Ficarra (Arkadia, pp. 268, € 17). In che misura il romanzo che ha scritto fa pensare al rapporto con tecnologia e connessione digitale, l’autore lo spiega affermando: «mi piacerebbe tantissimo disconnettermi, ma il mio lavoro ancora lo impedisce. Spero di poterlo fare al più presto.» I protagonisti, Ian e Matteo, fondano il movimento “Disconnect Your Life” forse «per un senso profondo di estraneità che non li fa sentire parte di qualcosa». I due, non sapendolo, promuoveranno una rivoluzione: come? «Non sono due ribelli rivoluzionari di professione, ma hanno chiaro che il presente, il loro mondo così com’è, li costringe dentro un orizzonte determinato e triste. Cercano quindi di rallentare lo scorrere del tempo, di piegarlo e indirizzarlo verso qualcosa di positivo. Tentano, attraverso il movimento dei Disconnessi, di sottrarsi alla profanazione di massa, al divenire dati, merci sensibili per gli interessi delle multinazionali della comunicazione».

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Il romanzo presenta una serie di immagini di vita quotidiana, similari e familiari, che nascondono un malessere profondo. I protagonisti sono persone moderne, giovani e adulti come tanti, ma segnati da un fenomeno che si potrebbe definire “paradossale solitudine dei connessi”. Sono immersi in un flusso costante di comunicazioni virtuali, messaggi istantanei e social network, eppure si trovano ad affrontare una solitudine che è tanto fisica quanto esistenziale. Nonostante le possibilità offerte dalla tecnologia, la loro vita è segnata dalla frustrazione di non riuscire a trovare risposte autentiche alle loro dilemmi. I personaggi, pertanto sembrano prigionieri di una rete che, piuttosto che liberarli, li avvolge in un abbraccio soffocante. L’incessante scorrere dei feed, la ricerca di approvazione nelle piccole interazioni digitali, diventa per loro una sorta di gabbia invisibile. Più si sforzano di essere “connessi”, più si sentono distanti da ciò che conta davvero: il contatto umano, la possibilità di guardarsi negli occhi e di scoprire chi si è veramente. A riguardo ricordiamo il 1950 in cui Riesman pubblicò “La folla solitaria”; prima ancora la Scuola di Francoforte con Habermas, Horkheimer, Adorno e discepolanza varia, profetizzò il declino sociale dovuto alla velocità tecnologizzata, dove tutto tende al paradosso: dal dolore gruppale al personale. Lei che idea si è fatta? «Credo che complessivamente siamo più soli, non ci ritroveremo fra qualche anno in un bar a giocare a carte con i nostri amici, ci annoieremmo. Viaggiamo veloci verso una destinazione sconosciuta, ma abbiamo difficoltà a fermarci». La disconnessione influenzerà le relazioni dei protagonisti? «Svilupperanno una socialità fisica, sperimentando le potenzialità dell’agire collettivo. Questa scoperta gli darà maggiore fiducia in se stessi e di conseguenza ad un’interazione con gli altri maggiormente libera e priva di filtri deformanti.» Nel romanzo la tecnologia è strumento, dipendenza o controllo? «Tutte e tre le forme. I disconnessi utilizzano la tecnologia, non sono un movimento luddista contrario alle macchine e allo sviluppo tecnologico. Denunciano la pervasività delle relazioni virtuali ed il controllo che ne scaturisce, ma utilizzano il web, anzi lo svilupparsi del movimento dei disconnessi darà ai siti web una nuova visibilità ed importanza.»

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