
Da La Sicilia del 02 Giugno 2026
Flora Fusarelli «Il mio romanzo sul diritto di mollare»
Nel 1915 l’area della Marsica, tra Abruzzo e Lazio, fu devastata da un terribile terremoto che trasformò radicalmente il contesto di chi lì viveva. È su questo sfondo che nasce il nuovo romanzo di Flora Fusarelli, “Adua del Lampionaio” (Arkadia, pp.108, €14), libro che non fa sconti e che affonda la lama in ogni dove. L’autrice abruzzese prosegue un percorso narrativo coerente e riconoscibile, offrendo questa storia della provincia italiana del primo Novecento nella fragilità di chi si trova a crescere troppo in fretta. Un romanzo che mette al centro la trasformazione, intesa non solo come crescita individuale ma anche come frattura storica. Il mondo che descrive, infatti, appare lontano nel tempo, eppure mantiene una forza evocativa capace di renderlo vivo, quasi tangibile. Proprio in questa capacità di tenere insieme intimità e memoria collettiva risiede uno dei suoi punti di maggiore interesse.
La protagonista, Adua, è una bambina che si muove in un mondo ancora intriso di ritmi lenti e consuetudini arcaiche, ma destinato a incrinarsi sotto il peso di eventi più grandi di lei. Uno degli aspetti più interessanti del libro è il modo in cui l’autrice sceglie di raccontare questo passaggio: non attraverso lunghe spiegazioni o analisi esplicite, ma lasciando che siano le situazioni e le reazioni dei personaggi a costruire il significato. Immagini e scarti emotivi, mantenendo sempre una certa tensione, si intersecano, come se ogni scena fosse chiamata a lasciare un segno preciso. La Fusarelli l’abbiamo incontrata nelle bellissime viscere dell’Abruzzo e la chiacchierata si è svolta tra le meravigliose vedute delle riserve naturali che ci hanno indotto subito a chiederle quale e se c’è stato un messaggio principale da trasmettere con la storia di Adua: «Sicuramente, il mio intento è stato quello di reclamare a gran voce il diritto di non farcela, il diritto di arrendersi.» Ci dica del lampionaio: ha un valore simbolico? «La metafora del lampionaio che porta la luce trascina con sé anche lo spegnimento di quella luce.» Potrebbe esserci un tema fraintendibile per i lettori? «Molto spesso, i miei romanzi sono stati considerati femministi e, sebbene la cosa sia lusinghiera, ci tengo a specificare che si tratta di un femminismo atavico, quello che abbiamo insito in noi in quanto donne, scevro da alcuni eccessi tipici della nostra epoca.» Da dove è nata l’idea di questo romanzo? «Come per ogni mio scritto, Adua nasce all’improvviso e senza una precisa pianificazione di scrittura.» Torniamo ad Adua è stata ispirata da qualcuno reale? «No, Adua è tutte le donne dell’epoca messe assieme.» Qual è stato il personaggio più difficile da scrivere e perché? «Pinuccia mi ha dato filo da torcere. È, di fatto, un personaggio secondario che, però, volevo risultasse fondamentale nello svolgimento dei fatti.» Come ha costruito la psicologia dei suoi protagonisti? «Cerco di attingere da quei sentimenti e quelle emozioni che sono universali in ogni tempo, in ogni epoca e in ogni anima.» Ha fatto ricerche particolari per rendere credibile il mondo del romanzo? «No, la storia – intesa come epoca – è uno sfondo funzionale agli eventi.» Se i lettori dovessero portarsi a casa una sola cosa dal libro, quale vorrebbe che fosse? «Il diritto di arrendersi, di mollare, di non conformarsi necessariamente a una società che ci chiede continuamente di essere al passo e performanti. Che ognuno ami il proprio tempo e non lo renda “velenoso”.» Se Adua potesse parlare con lei, cosa pensa le direbbe? «Forse mi chiederebbe meno dolore per la propria esistenza.» Azzardo: come cambierebbe la storia se fosse ambientata oggi? «Cambierebbe il contesto, ma l’animo umano non ha epoca.»

