
Da La Sicilia del 19 Agosto 2025
Daniel Andler e il “Duplice enigma” creato dall’Intelligenza artificiale
Nella sua ultima opera, “Il duplice enigma” (Einaudi, pp. 404, euro 26), il filosofo Daniel Andler, distingue due sensi dell’espressione “intelligenza artificiale” dove da una parte un oggetto che si cerca di creare, dall’altra la disciplina incaricata di caratterizzare e costruire tale oggetto. Per riferirsi alla disciplina e all’istituzione, usa la sigla IA; per gli obiettivi e le produzioni, preferisce “intelligenza artificiale” per esteso. Parla anche di “sistema artificiale intelligente” o SAI (sistemi artificiali intelligenti) alludenti a ogni sistema/prodotto del progetto IA.
Il volume tradotto in Italia da Valeria Zini, consta di tre tesi, che seppur non in maniera aggressiva, smontano la certezza dei vantaggi dell’IA: Inizialmente asserisce che l’IA è un enigma e l’obiettivo di creare un’IA pari all’intelligenza umana sembra irraggiungibile. Secondariamente, l’intelligenza umana è un enigma che si risolve in due tempi: come norma di comportamento e come insieme di facoltà cognitive e tuttavia, ispezionando tali facoltà, non si trova una traccia unica di intelligenza. Infine vi sono due enigmi legati: il progetto dell’IA è associato alle scienze cognitive grazie allo studio l’intelligenza umana. Queste tre tesi, strutturate in due parti, affrontano le fasi del progetto, dell’impresa e il percorso; le fonti dell’IA, partendo dall’epistemologia (logica, probabilità, statistica) e dal ruolo della cibernetica con sistemi informazionali non fisici. In chiave finale l’opera marca il punto sull’accoglimento benevolo dell’I.A., ma al fine che questa non ci faccia perdere in mani sbagliate: sarebbe cruciale ad esempio, definire l’accoppiamento umani-macchine, come purtroppo auspicato dai sostenitori dell’intelligenza aumentata.

