
Da La Sicilia del 24 Novembre 2025
Con Cioran un viaggio nella coscienza occidentale
Tra poesia, analisi approfondite di grandi autori della musica (cfr. precedente su De Andrè) e una ricerca incessante, torna in libreria Nicola Vacca con “L’uomo perplesso. Viaggio negli abissi di Emil Cioran”, (Qed, pp. 78, € 10). Per quanto possa sforzarsi, come si evince dalle ottime opere precedenti, l’autore di Gioa del Colle non riesce, né vuole sganciarsi, da colui che considera «l’unico che è stato capace di smascherare il Novecento e inchiodarlo alla croce della propria miseria». In questa nuova celebrazione a Cioran, il Vacca indica un viaggio che è insieme esaltazione e discesa nella zona più oscura della coscienza occidentale.
Del filosofo inquietante e disincantato, l’autore costruisce un testo che non vuole spiegare, ma contagiare: una riflessione lucida e insieme appassionata sulla perplessità come condizione umana. Vacca affronta Cioran come interlocutore vivo, ferito, ma ancora pulsante. Lo segue tra le pieghe dell’esilio, dell’angoscia, del rifiuto di ogni fede, e in questo cammino trova un’immagine possibile dell’uomo contemporaneo: smarrito, ironico, consapevole della propria impotenza e tuttavia deciso a non smettere di pensare. La “perplessità” non è esitazione, ma atto di resistenza: il rifiuto di accettare il mondo così com’è, la volontà di guardarlo senza veli, fino al limite del sopportabile. La sua scrittura è tesa, precisa, mai compiaciuta, alternando passaggi di analisi filosofica a pagine di lirismo severo (degno erede di Cioran!), in cui la riflessione si trasforma in confessione, non nascondendo il proprio coinvolgimento: ciò che nasce come studio diventa progressivamente una forma di specchio, un confronto con la propria stessa inquietudine. Il risultato è un libro che non spiega Cioran, ma ne coglie il grido e lo rilancia nel presente.

