
Da La Sicilia dell’ 11 Maggio 2026
Anna Voltaggio e il riflesso della santità
Al suo secondo romanzo la panormita Anna Voltaggio, proposta per Il Premio Strega dagli amici della domenica, lavora su un’idea tanto semplice quanto destabilizzante: la santità che può non appartenere mai davvero a chi la incarna, ma a chi la osserva e a sua volta, ribaltando l’assenza dell’incarnazione: c’è una Santa ed è importante. Il titolo, “La Santa degli Altri” (Neri Pozza, pagg.176, euro 19), diventa già una chiave di lettura decisiva, perché suggerisce uno slittamento continuo tra identità personale e proiezione collettiva. I protagonisti non sono tanto definiti per ciò che sono, quanto per ciò che gli altri vedono in loro. Lo stile è controllato e consapevole: si evita l’enfasi e preferendo il suggerimento piuttosto che dichiarare.
Questo approccio può risultare molto efficace nel creare tensione psicologica, ma al tempo stesso rende la lettura meno immediata, chiedendo al lettore di partecipare attivamente, colmando i vuoti. Uno degli elementi più interessanti è il ruolo della comunità: non semplice spettatrice, ma vero e proprio dispositivo narrativo. È la comunità che decostruisce la “santa”: la legittima e al tempo stesso la consuma. Il romanzo, così, diventa una riflessione sul bisogno collettivo di credere, ma anche sulla violenza implicita in questo bisogno: elevare qualcuno significa inevitabilmente sottrargli qualcosa. La magia del significante però sta lì, dove la Voltaggio è molto più legata a fatti concreti (sparizioni, segreti di famiglia) di quanto si possa credere nella prospettiva interpretata, dunque la Santa della Voltaggio è al contempo metafora e archetipo sociale e religioso.

