
Da La Sicilia del 19 febbraio 2026
Pier Paolo Pasolini fuori dal caos delle celebrazioni
In un panorama editoriale spesso saturato da celebrazioni pasoliniane di maniera, “Microfilm a Pier Paolo.
Ultimi versamenti 2000-2025” (Arsenio Edizioni, pp. 147, € 12,00) di Tiberio Crivellaro e Mariana Anita Torres si impone come un’operazione di lucida e dolorosa controcorrente. Non siamo di fronte a un’agiografia, ma a un lungo, frammentario epicedio civile che utilizza la figura di Pasolini non come feticcio, ma come “microfilm”: una pellicola sensibile capace di impressionare le derive del nuovo millennio. La struttura dell’opera, che copre un quarto di secolo, riflette un’urgenza che sviluppa un dialogo mai interrotto. Il termine “versamenti” suggerisce una duplice natura: da un lato l’atto burocratico della perdita, dall’altro l’effusione vitale di chi continua a depositare parole in un vuoto di senso. Crivellaro scrive con una scabrezza etica che evita il lirismo consolatorio. La sua poesia è un’indagine ottica che attraversa le macerie della modernità, cercando tracce di quel “corpo” pasoliniano che è insieme martirio e profezia.
Il volume, disponibile si distingue per la capacità di armonizzare la voce di Crivellaro con quella della Torres, creando un contrappunto che sposta il baricentro dal ricordo personale alla denuncia collettiva. In questi “ultimi versamenti”, il lettore non trova risposte, ma la conferma che l’eredità di Pier Paolo è ancora un nervo scoperto, un occhio aperto sulle contraddizioni di un 2025 che sembra aver dimenticato la lezione della “scomparsa delle lucciole”, ma non la sua oscurità… contraddizioni che sembrano non aver fine e che dal 2026 proseguiranno a crescere una notevole assenza di consapevolezza sulla materia del giusto esistere.
