
Da La Sicilia del 10 Marzo 2026
Amore e musica, intreccio che a volte cambia la vita
Il nuovo romanzo di Massimo Maugeri con le note dei Beatles a farla da padrona e a diventare coprotagoniste
Da appassionato di libri ad autore di successo e voce radiofonica di riferimento nel mondo della letteratura italiana. Un vanto per Catania e la sua provincia, dove Massimo Maugeri risiede e tanti anni fa fondò Letteratitudine, il maggior blog italiano di libri che, nuovamente, diventa anche vetrina radiofonica per autori autori di tutto il mondo. Quanto ai suoi, una scalata con titoli di diversi temi che rivelano una conoscenza enciclopedica, fino all’approdo a La nave di Teseo con il debutto “Cetti Curfino”.
Tre anni dopo per la CE meneghina, pubblica “Il sangue della montagna”, proposto al Premio Strega 2022 da Rosa Maria Cutrufelli, romanzo che trionferà al Premio Mignosi e sarà acclamato in vari riconoscimenti. Il 13 febbraio scorso è uscito “Quel che facciamo dell’amore” (La Nave di Teseo, pp. 230, € 20,00), un’esplorazione profonda dell’amore intrecciato alla passione universale per la musica, con i Beatles a farla da padrona e a diventare coprotagonisti del nuovo successo annunciato del Maugeri. L’opera dopo un pre aretuseo, verrà presentato il 7 marzo presso il Mondadori Bookstore di Piazza Roma a Catania. L’autore etneo, tra tanti impegni non ha rifiutato una chiacchierata prestandosi a una impegnata e profonda nonché cordiale e bella intervista che di seguito riportiamo. Qual è il ruolo simbolico delle “possibilità mancate” nel forgiare l’equazione amorosa centrale del romanzo? «Il ruolo delle possibilità mancate è legato al senso di responsabilità. Martha convive con il ricordo di un evento doloroso da adolescente, che motiva il suo impegno per i diritti civili. Qui torna l’equazione dell’amore da “The End” dei Beatles: l’amore che riceviamo è correlato a quello che creiamo e diffondiamo, e viceversa.» Come le discriminazioni razziali vissute da Martha si fondono con l’attivismo personale per alterare il legame con lo scrittore? «Le dolorose esperienze razziali di Martha sono determinanti per la sua crescita. A un certo punto, coinvolge il narratore – e indirettamente il lettore – in una discussione spinosa sul “razzismo subliminale”, come lo definisce lei.» La quête interiore, filtrata attraverso un “labirinto di riflessi metaletterari”, emerge nel monologo intimo dello scrittore in una tempesta di identità. Che rivelazioni porta? «Il metaletterario è stratificato. Nel capitolo d’apertura, proietto i miei ricordi del concerto romano del 2003 sullo scrittore-narratore, che vi partecipò come me. Più avanti, lui crea un racconto sotto pseudonimo su un legame Roma-New York. Così, riecheggia il mio tema del “doppio” e della frammentazione identitaria, pilastri della mia opera.» Lei esplora la “responsabilità emotiva” con tocchi leggeri che intrigano senza opprimere: come si lega alle sincronicità sull’asse Roma-New York? «La “responsabilità emotiva” attraversa il testo, riflessa nel titolo. Martha cita “The End” dei Beatles: l’amore che riceviamo eguaglia quello che generiamo. Plasma il loro legame, ma si allarga oltre la coppia in una dimensione universale.» Infine, osa con i salti temporali nel flusso narrativo: non paventa che anticipino closure emotive, rischiando di spoilerare l’intreccio? «Nessun pericolo. I lettori stiano sereni: quegli accenni futuribili stimolano l’attesa senza tradire segreti. Nel finale, a Roma vent’anni dopo il primo incontro, le confessioni reciproche sconvolgono personaggi e pubblico.» Grazie infinite per queste gocce di platino che arricchiscono, quasi fosse un extended book, il suo nuovo romanzo.

