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La Sicilia – Santiapichi, il giudice gentiluomo – Recenssione al saggio di Salvatore Lordi

18 Agosto 2026 - Articoli di S.M. Fazio, Recensioni
La Sicilia – Santiapichi, il giudice gentiluomo – Recenssione al saggio di Salvatore Lordi

Da La Sicilia del 18 Agosto 2026

Santiapichi, il giudice gentiluomo

Le biografie dedicate ai protagonisti della vita pubblica italiana corrono spesso un rischio evidente: trasformarsi in esercizi celebrativi, dove il personaggio finisce per schiacciare il racconto. “Il giudice gentiluomo. Vita di Severino Santiapichi” (Bibliotheka, pp. 400, euro 19), opera di Salvatore Lordi, sceglie invece una strada più convincente dove non è costruito un idolo, ma si restituisce il profilo di un uomo attraverso il contesto storico, professionale e umano nel quale maturarono le sue decisioni, in ciò che è un viaggio dentro quasi mezzo secolo di storia della magistratura italiana, senza perdere di vista il vero oggetto dell’indagine: comprendere quale idea della funzione giudiziaria abbia guidato Santiapichi in una stagione nella quale l’ordinamento democratico fu messo alla prova da terrorismo, criminalità organizzata e profonde tensioni istituzionali.

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Lordi fa attenzione all’equilibrio del racconto, tanto che uno degli aspetti più riusciti è la capacità di intrecciare il percorso individuale con la trasformazione delle istituzioni repubblicane. Santiapichi non viene mai isolato dal proprio tempo, ma emerge come prodotto di una cultura giuridica, di una formazione civile e di una concezione del servizio pubblico che appartengono a una precisa stagione della Repubblica. In questo senso il libro finisce per raccontare anche l’evoluzione della magistratura italiana. Anche la prefazione di Walter Veltroni e la premessa di Cesare Parodi si inseriscono in questa prospettiva senza appesantire il volume. Con una scrittura lineare, sorretta da una documentazione ampia e da un ritmo che alterna ricostruzione storica e approfondimento biografico, si evita il rischio della retorica restituendo credibilità a un racconto che non pretende di consegnare un’immagine impeccabile del protagonista, piuttosto di comprenderne la statura professionale. Il Lordi, non chiede al lettore di ammirare un magistrato, lo invita a interrogarsi sul significato della giurisdizione in una democrazia costituzionale. È una differenza sostanziale: il libro non cerca consenso emotivo, ma stimola una riflessione sul rapporto tra responsabilità, diritto e istituzioni. È questo il motivo per il quale il volume supera i confini della semplice ricostruzione biografica, diventando un contributo alla memoria civile del Paese e, insieme, una riflessione sul ruolo delle istituzioni in una stagione in cui il rapporto tra diritto e società continua a essere al centro del confronto pubblico.

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