
Vladimir Di Prima e il ritorno di Pinuccio Badalà: un romanzo che scava nell’anima siciliana
Due anni dopo “Il buio delle tre” – candidato al Premio Strega 2024 –, Vladimir Di Prima ripropone le peripezie del tormentato Pinuccio Badalà in L’incoscienza di Badalà (Arkadia, pp. 196, € 16), un’opera che segna l’evoluzione matura della sua penna, tagliente e senza compromessi. Disponibile qui.
Pinuccio non è un antieroe da palcoscenico, ma un uomo comune travolto dalle sue fragilità: un desiderio di riscatto che cozza contro errori improvvisi e ostinazione cieca. Di Prima lo segue nei suoi zig-zag esistenziali, catturandone la vulnerabilità universale – quella che ci rende tutti un po’ Badalà – e la tenacia che lo impedisce di affondare del tutto.
La Sicilia di Di Prima pulsa di ironia crudele e poesia aspra, incarnata nella frazione di Monacella: un microcosmo di miserie, codici occulti e vizi atavici che ritraggono un’Italia intrappolata tra modernità fasulla e ataviche contraddizioni. Grottesco e tragico si fondono senza filtri, invitando il lettore a schierarsi.
Al cuore del romanzo batte una lingua viva e cangiante: frasi secche per i colpi di scena, periodi sinuosi e barocchi per i grovigli interiori. Metafore audaci, aggettivi sovrabbondanti e ritmi irregolari evocano il caos sensoriale della realtà siciliana, trasformando la prosa in un’eco musicale del tumulto di Pinuccio. Non è narrazione accomodante, ma un invito a confrontarsi con fallimenti, emozioni complesse e la fatica del persistere.
In un panorama editoriale levigato, L’incoscienza di Badalà spicca per la sua onestà spigolosa: un libro che graffia, resta dentro e costringe a guardarsi allo specchio senza illusioni.
A impreziosire questo periodo fecondo, il docufilm Karsa, un racconto siciliano – con Marino Bartoletti e Giuseppe Lo Piccolo –, presentato al Senato nel 2025 e presto su RaiPlay. Di Prima conferma così la sua versatilità, passando dalla pagina allo schermo con la stessa autenticità narrativa.