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La Sicilia – Itinerari interiori e parole come “Dissolvenze” – Recensione alla nuova silloge di Valerio Mello

4 Marzo 2026 - Articoli di S.M. Fazio, Recensioni
La Sicilia – Itinerari interiori e parole come “Dissolvenze” – Recensione alla nuova silloge di Valerio Mello

Da La Sicilia del 4 Marzo 2026

Itinerari interiori e parole come “Dissolvenze”

Nella sua nuova silloge, “Dissolvenze”, (Stampa 2009, pp. 72, € 12,00), in uscita il 2 marzo, l’ultra premiato agrigentino di adozione meneghina, il poeta italiano contemporaneo, nato ad Agrigento nel 1985, con radici profondamente legate alla cultura classica mediterranea, Valerio Mello, tesse una trama intricata di itinerari interiori che si addentrano nel cuore pulsante del reale, esplorando con precisione chirurgica la consistenza fisica delle esperienze umane.

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La sua scrittura, un magma ribollente di inquietudine e vitalità, si dispiega in un groviglio di autoriflessioni che interrogano l’arcano dell’essere-al-mondo. Nella nuova opera, cui la collana è curata da Maurzio Cucchi, risalta per il suo potere perturbante la “realtà condensante”, entità misteriosa che irrompe nell’orizzonte dell’io lirico, alternando fasi di slargamento percettivo e di improvvisa contrazione. Questo dinamismo fa affiorare, in una dimensione pervasa da interrogativi irrisolti, “i segni della sopravvivenza”. L’autore non si accontenta di questa introspezione personale: con eleganza erudita, intreccia nel tessuto narrativo presenze maestose della storia della cultura, excursus che spaziano dalla classicità antica fino al Rinascimento. Ecco così materializzarsi Eraclito con il suo eterno divenire, Epicuro e la ricerca di un piacere sereno, Giordano Bruno con le sue visioni cosmiche infinite; figure che dialogano con il presente, arricchendo il discorso di strati millenari. Eppure, Mello sa sorprendere, deviare su binari inaspettati per ampliare il campo del mistero. Da ricordare un capitolo memorabile, dove irrompe il mito del Vasa, il grandioso vascello svedese che, il 10 agosto 1628, compì il suo varo trionfale nel porto di Stoccolma solo per inabissarsi immediatamente dopo, vittima di un difetto fatale nel suo stesso splendore. Questo episodio storico, evocato con maestria, penetra “nella sala dei Misteri”, simboleggiando l’instabilità radicale dell’umano: hybris tecnologica e fragilità congenita si fondono in un’allegoria potente, che riecheggia i temi centrali del libro. Attraverso questi elementi, Mello non solo coinvolge il lettore in un viaggio intellettuale avvincente, ma lo sfida a riconsiderare la propria esistenza alla luce di tali paradossi, rendendo l’opera un’esperienza totalizzante, dove il concreto si fa metafora e il visionario si radica nel tangibile.

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