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La Sicilia – “Il realismo magico di Cateno Tempio in salsa siciliana” – Recensione in anteprima al romanzo “Il paese scomparso” – Ortica

14 Novembre 2025 - Articoli di S.M. Fazio, ESCLUSIVA!, Recensioni
La Sicilia – “Il realismo magico di Cateno Tempio in salsa siciliana” – Recensione in anteprima al romanzo “Il paese scomparso” – Ortica

Da La Sicilia del 14 Novembre 2025

Il realismo magico di Cateno Tempio in salsa siciliana

Protagonisti del “Paese scomparso” un professore di filosofia e uno studente universitario, siciliani che vivono a Milano e che rispondono al richiamo incessante dell’isola

Tra le novità librarie di Novembre, un caso particolare è rappresentato da “Il paese scomparso” di Cateno Tempio, uscito oggi per Ortica Editrice. Si tratta molto probabilmente del romanzo della compiuta maturità di un autore che negli ultimi anni ci aveva offerto principalmente poesie e testi filosofici, e che adesso torna felicemente alla narrativa. È un caso particolare perché si tratta di un romanzo della memoria, della rivisitazione di esperienze e ricordi di un’intera vita, trasfigurati letterariamente, facendoci immergere in una sorta di realismo magico siciliano, tra immagini, sapori e odori che nel corso della narrazione si fanno quasi palpabili. Il realismo è quello della assoluta verosimiglianza dei due protagonisti, un professore di filosofia quarantenne e un più giovane studente universitario, entrambi siciliani che vivono a Milano e che rispondono in estate al richiamo incessante dell’isola.

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E proprio con il loro ritorno sull’isola si accede al piano magico e misterioso della vicenda: i due devono tornare nel loro paese, Regalbuto (che è realmente il paese di cui è originario l’autore), ma non appena stanno per arrivarci si accorgono della sua scomparsa, come se non fosse mai esistito. Cercando delle risposte, finiranno per essere risucchiati nella vita notturna catanese, tra le luci e le ombre della città e dei suoi abitanti. Cateno Tempio ci aveva abituati alle sue sferzanti e nichilistiche opere filosofiche, accompagnate dagli appassionati libri di versi. Il filo rosso che collega le sue opere precedenti a questo “Il paese scomparso” è una forte e malinconica consapevolezza del tempo che passa, delle cose che si creano e si distruggono, dell’amore infelice per la vita e la letteratura. Tempio ha assorbito la vita milanese e la risputa fuori nelle prime pagine; cerca di recuperare un passato siciliano, sia personale che letterario, a cui sa di non potere fare ritorno; ci fa partecipare di una infinita notte catanese, con compiacimento, goliardia e nostalgia. Il paese che scompare sembra un simbolo di tutto ciò che si sta dissolvendo, nel nostro mondo in generale e, verrebbe da dire, sopratutto in Sicilia. È un libro che pare giungere a compimento della carriera letteraria di Tempio: il lato filosofico, poetico e narrativo coesistono e la scorrevolezza della lettura molto spesso ci offre momenti divertenti e situazioni grottesche. I personaggi incontrati dai protagonisti vivono di vita propria e sembra di poterli incontrare davvero passeggiando di notte per le vie della città etnea, seduti in qualche locale a parlare di libri, musica e cinema. I motivi di fondo di questo libro possono essere riassunti dalle domande: dove stiamo andando, noi siciliani? Dove sta andando la Sicilia? Il mondo come lo conosceva, non sta forse svanendo? Forse che, come dice uno dei personaggi del romanzo, non è vero che i paesi siciliani continuano a scomparire un po’ ogni giorno? Ciò che resta ai due protagonisti è la ricerca del senso, ossia di risolvere il mistero di cui solo loro due sono consapevoli, nel gioco generazionale di due diverse età a confronto, il più che quarantenne insegnante e il ventenne studente. È come se ci fosse un mondo a separarli, ma la tragica, anche se a tratti comica, avventura in cui si trovano coinvolti assieme sarà l’occasione per conoscersi e affezionarsi. Le cose, costantemente, sembrano scivolare via per non fare ritorno: gli oggetti, le case, le persone care. Tempio, con questo libro, ci rivolge anche un invito a goderne, finché ci sono. È un romanzo che è anche un messaggio d’amore per la nostra isola, per ciò che era, per ciò che potrà ancora essere. È nelle nostre mani, come è sempre nei nostri pensieri.

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