
Da La Sicilia del 18 Marzo 2026
Frammenti di memoria all’ombra della Grande Guerra
Con “Sopra il filo sottile. Frammenti di un amore tra le macerie della Seconda guerra Mondiale” (Edizioni Efesto pp. 217, € 15,00), la paternese Maria Rosi Longo debutta alla narrativa, trattando un argomento che mai si è spento nella memoria di ogni uomo. L’opera si erge come un epinicio lirico sull’orlo dell’abisso, ove l’ardore erotico si staglia contro le rovine fumanti della Seconda Guerra Mondiale, in un periplo tra la siccità della provincia etnea e i moli genovesi.
La storia narra di un rampollo della gleba siciliana, temprato dagli sterpi di Paternò, scaraventato nelle fornaci belliche, per poi riemergere tra eliotropi familiari e giugulari matriarcali. Sul crinale di un bivio escatologico, l’epifania venerea gli svela l’albedo redentiva: solo l’elezione soggettiva tramuta il lutto cosmico in elisir vitale. Con prosa di adamantina essenzialità, edita nel crepuscolo del 2025 da sigillo efestino, l’autrice trasfigura frammenti memoriali in sinfonia sinestetica, intrecciando epopea collettiva a sussurri carnali. Corpi sfregiati dal piombo, brame illecite e l’ardua quête dell’equilibrio si fondono in un arazzo di vibrante precarietà antropica. Vocato agli eletti della narrativa storiografica venata di thanatos ed eros, quest’opera illumina l’arcano transmutatorio delle volizioni intime in ere di frantumi. Comprendente di reperti storici, come lettere e foto rare nel volume della bravissima Maria Rosi Longo, il saggio romanzato, rappresenta un monito perenne alla potenza endogena che irride il fatum dove l’eroe del libro, tra guerre e passioni, trascende la fatalità con volontà personale, eco di un tema antico, equivalendo a moira greca o al moderno “inevitabile”. Dietro l’angolo della pace e nell’attesa di speranzosa tranquillità, il sol pensare al periodo più doloroso della storia del mondo mette in crisi ogni altro passaggio della vita che non trova speranza alcuna di una buona esistenza a favore di un annus horribilis, indicano quel mai finito, osservando e vivendo la contemporaneità, periodo di gravi difficoltà, calamità o eventi nefasti susseguitisi in un singolo periodo che stravolge per sempre il destino del mondo. Alla Longo l’onore di esporre con grande vitalità, pagina su pagina, come la seguente dove “Un uomo urlava con voce graffiata, mentre reggeva assieme ad altri un tronco recuperato nei boschi”. Un tronco, archetipo di blocchi del peggio.

