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SMF per L’urlo – Irene Greco, la libraria del bello

19 settembre 2018 - Articoli di S.M. Fazio, DIGRESSIONI, Interviste
SMF per L’urlo – Irene Greco, la libraria del bello

Irene Greco, la libraia che rende possibile il bello partendo dall’idea di libro

Libri e musica a Udine per realizzare ciò che Giovanni Lindo Ferretti canta in “S’Ostina”: la bellezza mai assillante e oziosa.

 

Cercatela a Udine, quando entrate in Feltrinelli. Sapete della sindrome di Stendhal? Bene, raddoppiatela, è bella da incanto, come la sua voce. Non dimenticando l’altissima sua peculiarità, una preparazione in materia lettero-libraia da chiedersi da quale secolo viene. Poi magari, siete nel capoluogo friulano e fate un giro a sera. Da qualche parte vi è possibilità che un richiamo di una voce autentica e identitaria vi incanti. È Irene Greco. Libraia (non solo) per mestiere, nonché voce che addolcisce, sprigiona ed emoziona. 

 

Irene, a te piace dire di essere libraia da sempre, certo che ufficialmente nonostante la giovane età lo sei da sedici anni. Cosa ti muove verso il libro?

«Ho 35 anni e da 16 lavoro come libraia. Mi piace dire di essere libraia da sempre perché da che ho memoria i libri sono stati il mio mondo. Il mio rifugio. La mia ragione».

 

Quale l’evento scatenante, una lettura per la nanna, un libro regalatoti, cosa?

«A dir il vero, provengo da una famiglia in cui nessuno ha mai letto praticamente alcunché: alla maniera del Daimon di cui narra James Hillman nel suo “Codice dell’anima”, i libri sono quella vocazione innata che mi rappresenta nel nucleo più profondo del mio essere. Sai perché?»

 

No, raccontaci.

«La cosa più bella è che fin da bambina provavo una gioia smisurata a entrare in biblioteca o in libreria o a risistemare gli scaffali della mia cameretta e a scambiare i libri con i compagni di scuola e a leggere, leggere, leggere, se non fu illuminazione e relativa vocazione questa…»

Tanto amore per la lettura e per i libri da finirci in libreria a fare la libraia in quel del Friuli, la tua terra. Una passione che si realizza. Ce ne sono altre che si sono realizzate?

«Sono mamma di due bambini di 5 e 7 anni, e ciononostante quello che mi sento di dire, citando Mario Vargas Llosa, è che i libri sono la cosa più importante che mi sia successa nella vita. Attenzione, non la più bella, non la più gioiosa: semplicemente la più importante. Perché è attraverso la lettura che ho sempre avuto la possibilità di estendere il mio mondo e la mia vita all’infinito, verso la fantasia e la finzione, o nella direzione della realtà da conoscere e imparare.

E poi perché è grazie ai libri che ho l’opportunità di crescere i miei figli in un mondo magico, ricco di storie e racconti che a ogni occasione e difficoltà mi hanno aiutata con le parole giuste al momento giusto».

Una devozione che tramandi alla prole?

«Ci provo, e nella maniera più spontanea possibile: è grazie ai libri (e alla scelta di non possedere una televisione) che la sera, leggendo, viviamo momenti di intima condivisione. Ma soprattutto è grazie ai libri che riesco a veicolare i valori preziosi per me, e trasmetterli a loro con un linguaggio adatto, giocoso e stimolante. E’ una sorta di magia, ma realizzabile».

E al cliente lettore ma anche a quello che deve fare un regalo e non legge, come ti comporti?

«Cerco di trasmettere le stesse indicazioni anche nella mia attività di libraia a chiunque si approcci a me per chiedere un consiglio. Come scrisse Romano Montroni nel suo manuale per librai, il mio mestiere è davvero un po’ come “Vendere l’anima”. Ci vuole passione, sentimento, empatia, curiosità. Amore».

Tu, infatti trascini al di là del lavoro il concetto di libro.

«È proprio per tutto questo che ti ho detto, che ho deciso di esportare il mio mestiere anche al di fuori della libreria in cui lavoro, attraverso un percorso di sensibilizzazione alla lettura in età precoce rivolto ai genitori, che propongo sia in sedi fisiche (corsi pre parto, associazioni culturali, ecc) sia online nella pagina instagram @leggimiprima».

 

A cosa è dovuta la scelta di questo nome?

«Ho scelto il titolo “Leggimiprima” come omaggio al mio autore preferito per ragazzi, Bruno Tognolini, coautore, tra i vari titoli, del manualetto per genitori “Leggimi forte” pubblicato per i tipi di Salani: è un invito a leggere libri AI bambini fin da subito, ma anche a leggere I bambini, guardar loro dentro, tradurre ciò che essi esprimono alla loro maniera, affinché sia leggibile anche da fuori».

Certo che c’è molta pedagogia attorno a quello che fai, ma ritorno a prima: c’è altro?

«Certamente un’altra passione fondamentale è la musica.

Ho iniziato a suonare la chitarra e cantare fin da piccolissima, e sono infinitamente grata anche di questa ulteriore opportunità, che mi permette di esprimere me stessa e le mie emozioni attraverso un canale totalizzante come la voce e il canto. Nei momenti più densi della mia vita finora ho sempre trovato conforto e sostegno nel mondo proprio della musica, sia attraverso un semplice paio di cuffie, che con la chitarra in mano e il piacere lasciar andare la voce dove vuole andare».

Non tutti realizzano i sogni, tu sembri proiettarci nella migliore delle favole dando respiro e speranza, come si fa? O si nasce destinati?

«Ti dirò, io ne ho di sogni, impigliati un po’ ovunque. Potessi vendere sogni, avrei i soldi per realizzarli tutti. Ma non potendo vendere sogni, mi limito a vendere libri. Il ché. a ben guardare, pare quasi la stessa cosa.

Ma resta il fatto che chiunque ha la possibilità di vivere in un mondo fatto di sogni, speranze e felicità: si tratta di sceglierlo, e di vivere esattamente lì, dove ci si sente vivi».

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