LAZZARO OVVERO IL “CAPRICCIO” DI GESU’ – DISAMINE IN FILOSOFIA

Eccoci al secondo appuntamento con la rubrica, libera, non ha un giorno specifico e fisso, bensì è legata alla ispirazione di chi vi scrive, Disamine in filosofia. Luca Farruggio, filosofo e osservatore riflettente sulle ‘cose’ del mondo, ci regala questa goccia pura a sfondo teologico. Buona lettura.

Nell’epoca della ricerca di segni miracolosi e di apparizioni misteriose, è bene evidenziare i dati reali del difficile credere e della fede che non è mai conquistata per sempre. Il passo sulla risurrezione di Lazzaro (Gv 11,1-44) può aiutarci a capire l’umanità che si nasconde dietro un gesto inaudito.

Gesù viene a sapere della morte dell’amico Lazzaro. Egli sa che l’amico, con la morte, raggiungerà il Padre e la fine delle terrene fatiche. Ne è certo, come noi ne siamo certi quando le risposte teologiche ci rassicurano. Ma ecco che, arrivato sul luogo di morte, qualcosa gradualmente cambia.

Lazzaro è morto da quattro giorni. La sorella Marta, vedendo Gesù, gli dice con tutto il cuore: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto”. Tuttavia la sua fede, seppur nel tormento, è certa: “so che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno”. Gesù vuole rassicurare tutti con grande forza, testimoniando che egli stesso è la risurrezione, che egli tutto può: “io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà”.

Però – quando arriva Maria, l’altra sorella di Lazzaro – improvvisamente avviene il vero miracolo. “Si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». A queste parole, pronunciate per la seconda volta, non giunge una risposta di teologia della fede. Gesù si commuove e si turba! Egli mostra tutta la sua umanità di fronte alla morte di un adorato amico e al dolore dei suoi cari.

Così Gesù resuscita Lazzaro e – proprio nel momento in cui mostra una fatto grandioso e miracoloso – svela che il miracolo sta proprio nella debolezza, nella commozione franca, nel dolore puro, nel sentire sinceramente le esigenze del prossimo. Per questo può dire a Dio: “Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto”.

Quante volte noi siamo così vicino alla sofferenza degli altri? De Andrè cantò: “e per tutti il dolore degli altri è dolore a metà”. Ma io penso che se fosse già “a metà” sarebbe un grande risultato. Infatti se il dolore non ci tocca all’interno delle viscere, se non tocca le nostre certezze, siamo solo attori increduli e indifferenti (come Jep Gambardella, protagonista del film “La grande Bellezza” di Paolo Sorrentino). Ecco perché Gesù, ringraziando il Padre, aggiunge quello che chiamerei un “capriccio”: “Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato”.

Lo crediamo ancora davvero? Lazzaro morirà una seconda volta. Come ci porremo di fronte alla morte naturale? Forse è corretto dire che, al massimo, la morte dell’altro può ricordarci che dobbiamo morire… o che qualche persona cara verrà a mancare… In quel momento, se la nostra fede vacillerà e se la nostra ragione resterà paralizzata, saremo in grado di gridare anche noi come le sorelle di Betania? Invocheremo con tutto il cuore il “capriccio” di Gesù?

Ognuno può dare a se stesso la propria risposta. Di certo dobbiamo abbandonare i nostri capricci colmi di sensazionalismo e invocare con tutta la nostra umanità il “capriccio” (umano e divino) di quell’uomo che ci ha raccontato Dio. Questa è la fede autentica che purtroppo, pronunciamo solo con la nostra bocca e le nostre parole. Raggiungerla non sarebbe il vero e unico grande miracolo?

Di Luca abbiamo ancora il primato assoluto della video recensione dedicata al suo ultimo lavoro Del pessimismo teologico, che rimandiamo (cliccate) qui.

Un commento su “LAZZARO OVVERO IL “CAPRICCIO” DI GESU’ – DISAMINE IN FILOSOFIA”

  1. Se l’Altissimo non mi fulmina, direi che più che un “capriccio” la resurrezione di Lazzaro è stata un cedimento di Gesù, una debolezza del suo essere uomo. Ha ceduto alla condivisione di un dolore, all’affetto per persone care. E queste sono cose umane, solamente umane. Non ha pensato che il dolore delle sorelle si sarebbe rinnovato alla morte ” vera” del fratello? Che lui sarebbe vissuto con l’incubo di morire di nuovo? Questo miracolo mi ha sempre lasciata perplessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *