L’autrice si racconta – Valeria Biuso

(Questo articolo è stato pubblicato in forma ridotta nella rubrica Letto,riletto, recensito! del mensile cartaceo Paesi Etnei Oggi del mese di dicembre 2017).
La giovane catanese Valeria Biuso, classe 1993, l’abbiamo ascoltata in una nota libreria catanese, alla presentazione del suo primo romanzo. Ci ha folgorato e abbiamo chiestole di dirci un po’ di lei. Appassionata di letteratura francese e americana, si specializza nello studio delle lingue e delle letterature straniere, frequentando l’Alliance française, la Sorbonne di Parigi e l’Università di Pisa. Scrive racconti, disegna e guarda troppi horror e serie tv.
Anche la morte ascolta il jazz, Ianieri edizioni, è il suo primo romanzo.

Valeria, io sono positivamente folgorato e impressionato dalla tua giovine età… parli, dialoghi, racconti, come una scrittrice affermata. Non a caso esordisci con una delle migliori case indipendenti del panorama nostrano, Ianieri edizioni. Raccontati e raccontaci, l’interesse per la letteratura e questa impennata di esordio che ti sta portando a realizzare un tour che sembra non finire più, sei sempre in giro per lo stivale. Il mio amore per la cultura letteraria è nato in adolescenza con i versi dei poètes maudits, che mi hanno portato a frequentare l’Alliance française, la Sorbonne e l’Università di Pisa, nutrendo così il mio interesse verso le lingue e le letterature straniere. Ho deciso di passare dietro le quinte del processo creativo componendo poesie, dal piglio un po’ surrealista e un po’ decadente, ma mi sono presto arresa al fascino eloquente della prosa. Dopo aver sperimentato in narrativa con dei racconti, quasi tre anni fa, ho cominciato a lavorare sul mio romanzo di esordio, Anche la morte ascolta il jazz. Grazie alla collaborazione con l’agenzia letteraria Psocoidea, sono entrata in contatto con la Ianieri Edizioni, che da subito si è dimostrata interessata al progetto.

Fai uno studio accurato storicamente di background storicizzati, col tuo romanzo, dal beat generation, quel rètrò americano…
Eh si!… complice proprio la mia passione per la Beat Generation e per l’atmosfera rétro americana, ho voluto raccontare una storia che trovasse la sua ragion d’essere proprio nella realtà newyorkese di metà secolo. Ho posto una particolare attenzione nel raggiungere un buon grado di verosimiglianza attraverso lo studio di saggi, resoconti, cronache, piantine stradali e persino ricettari dell’epoca. Tuttavia, sebbene l’ambientazione costituisca il perno simbolico della vicenda, non si tratta di un testo storico in senso stretto, ma di un ibrido, che assimila caratteristiche del romanzo psicologico e accenni di occulto. Tra i miei autori di riferimento colloco in primo piano Kerouac, Pynchon, Céline, De Lillo, ma anche Ellis e Palahniuk.

Ferdinand Céline, sembrerebbe la stonatura politica, invece è forse, a mio dire, il miglior autore contemporaneo e per contenuti e per stile. E il persoaggio che hai creato nel tuo romanzo, sembra aver ricevuto il battesimo da Cèline. Il protagonista del romanzo, William Brooks è un aspirante scrittore, già fallito ancor prima di tentare, tabagista incallito e assiduo bevitore di whisky. Figlio del topos antieroico novecentesco, si muove ricalcando il modello del white negro descrittoci da Mailer, cioè del giovane bianco che si comporta alla maniera dei neri, padroni indiscussi delle jam session jazz e dell’underground notturno.
In uno scenario desolante, in bilico tra stasi e frenesia, si affastellano figure grottesche e sofferte, uomini e donne che sopravvivono alla loro stessa esistenza, sempre alla ricerca di un cambiamento che non sono però certi di volere fino in fondo. A destabilizzare il precario equilibrio è Noah Tats, un azzimato assicuratore, colto ed enigmatico, che pone dinnanzi al protagonista una trama di scelte, spronandolo a una nuova percezione del mondo, distante dalla ragione comune e foriera di verità.
Sullo sfondo metropolitano, agitato da un giovanilismo esacerbato, si schiude una riflessione su speranze e disillusioni, sulla solitudine e l’incomunicabilità, sul ruolo spesso infelice dell’artista in una società dilaniata dai suoi contrasti e non troppo diversa dalla nostra.

Sei stata davvero gentile a concederci questa, chiamiamola intervista, in verità ti sei raccontata tout-court, e siamo certi che ti ritroveremo in classifica con altri spettacolari opere. Grazie Valeria, ci hai finalmente riportato in un ambiente innovativo di letteratura.

Grazie a te.

Salvatore Massimo Fazio per Letto, riletto, recensito!

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