L’intervista alla morte, il Dono di Francesca per noi.

La scrittrice e poetessa Francesca Dono ci omaggia della sua
Intervista alla morte

Intervistatore: non so come chiamarla, signora.

Morte: Potrei avere un nome qualunque
Niente di eclatante . Potrebbe chiamarmi fine
o anello del corpo senza che qualcuno possa dire: si lo voglio.

Intervistatore: Lei è felice del suo cambiamento?

Morte: difficile spiegarle il mutamento . Fino a ieri
tutti avevano di me una considerazione naturale.
Mi accettavano senza alcun imbarazzo, tranne in quei casi dove
mi sono rapidamente abbandonata con violenza. Nel vostro mondo tecnologico,oggi, vengo tenuta a bada con gli antidepressivi e fuori da ogni eccitazione erotica per la vita. Non c’e’ più un equilibrio.

Intervistatore: quale strategie vorrebbe attuare a proposito?

Morte: nessuna tattica. I morti non mancano mai.
Esigo, però, riappropriarmi del mio rango. Da millenni coabito i vostri corpi. Come potete resistermi?
Ho un codice da militare e un pulsante da Dio pur non
essendo Dio. Che ognuno faccia il proprio mestiere senza mischiare ruoli e carte.

Intervistatore: che influenza ha avuto su di lei l’orrore del Nazismo?

Morte:nazisti?Scarafaggi. Hanno scatenato la bestialità del mondo.
Le sirene dei lager risuonano ancora oggi da altissimi cerini che hanno distorto ogni coscienza individuale.
I morti vanno bruciati. Chiunque non riesce a produrre diventa inutile se non addirittura un peso per la catena della ricchezza ;non puoi più succhiargli il sangue . Bisogna eliminare. Bisogna creare il bisogno. Bisogna nascondere la morte così non disturba.

Intervistatore: come passa il tempo?

Morte: il mio motto? Mai sognare. Allo stato attuale la noia è
un delizioso scorrere senza fine. Apro la botola. Scendo. Mi tiro le coperte. Si. Ho avuto dei brividi, un pizzico di batticuore per pochi uomini.Forse uno in particolare. Lui induceva ,con efficacia,una certa solidarietà tra di voi. Il vivere serenamente in misura della mia natura. Alla fine fu tutto inutile. Neanche per lui sono stata una buona morte.

Intervistatore: perché ci dimostriamo insensibili alla sua fedeltà?

Morte: avete rimosso tutto. Dalle emozioni ai sentimenti. Vi difendete dalla natura quando avete alzato un muro proprio sull’amore. A me avete dato il guinzaglio di un gatto domestico. Meglio non vedere. Meglio seppellire per evitare il processo di decomposizione dei corpi.

Intervistatore: Lei quindi è un tabù?

Morte: Lo sono sempre stata. Mi definisco l’ennesimo fallimento, soprattutto di voi occidentali.
Le donne vogliono arrivare al mio appuntamento tirate come le Barbie .Gli uomini lividi di rancore.
La verità si nasconde sotto la vostra pelle: acqua e muco. Un contenitore che io distruggo. Alla fine cosa resta? Fossi in lei mi farei qualche domanda in merito.

Intervistatore: la necessità del nero a cosa è dovuta?

Morte: se chiude gli occhi lei cosa vede? Nulla. Il buio totale. La paura ancor più del buio. L’uomo senza coraggio non ha la forza di dialogare. E poi vi lamentate? Paradossalmente il progresso vi ha portato la schiavitù dell’ubbidienza. Non è ridicolo? Sicuramente non vi invidio. Niente di certo. Tutto nel vuoto e nel silenzio più assoluto. Ecco perché vi libero. Sono ingiusta? Potrebbe essere vero. Io eseguo. Del resto sono “l’estranea”.

Intervistatore: cosa ci può raccontare dell’altra parte? E’ possibile fluttuare da un universo all’altro? La metamorfosi dell’anima subisce una continua rotazione?E per quale fine? Forse in un altro corpo? Se la vita nasce insieme a lei (cara signora),da lei può cominciare un’altra vita? Lei danza o vince inesorabilmente?

Morte: da sempre condenso la vita. Sono un toccasana per chi è preparato ad accogliermi. Ma non posso rispondere al resto delle domande . Le mie mani arrivano solo al pulsante; persino ora che vi vergognate della mia esistenza.

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