ESCLUSIVA! Maribella Piana racconta “Cielomare” a LRR!

  Era l’autunno del 2015, quando quattro amici al bar (nello specifico Enzo Cannizzo, Emiliano  Cinquerrui, Fabrizio Nicosia e il qui scrivente, col partnership grafico di Monica Saso, presso il Wine bar Città Vecchia a Catania), programmavano quella che sarebbe divenuta la più importante rassegna etnea, libera e divincolata da pressioni di qualunque genere, di letteratura, titolata “Parole alla mescita“. Non più di quattro-cinque incontri, divisi in due-tre mesi. Tra questi fu richiesto alla conterranea, Maribella Piana, fresca di pubblicazione per i tipi di Bompiani edizioni con I ragazzi della piazza di partecipare. Maribella si divertì, il format prevedeva la goliardia e la serietà, tanto che son seguite altre edizioni. Oggi, da ciò che è nato da quella e altre esperienze, il blog (4° per visibilità nella città etnea) Letto, riletto, recensito!, fondato sempre dal qui scrivente con diversi altri personaggi, che ancor oggi orbitano in quel meraviglioso luogo che è il Wine Bar Città Vecchia, Maribella Piana è una guest eccellente, che torna sul mercato editoriale con una (scabrosa?) storia che prende il nome di Cielomare, pubblicato qualche giorno fa per i tipi di Algra editore di Alfio Grassoal quale, a quest’ultimo facciamo gli auguri perché padre da non più di 36 ore.

Ciao Maribella, grazie per aver accolto il mio invito a un breve dialogo/intervista. Per lo staff del blog “Letto, riletto, recensito!” è molto importante avere una esclusiva da una autrice del tuo calibro. Iniziamo? Si…. 

  1. Nel tuo, al momento, romanzo più noto, I ragazzi della piazza (Bompiani editore), si affronta la tematica della crescita e della integrazione tra background diversi, ma anche il transitorio momento che per tutti ha segnato una svolta ideologia: il ’68. Un romanzo che, si può ben donde affermare, ha “fatto” la tua popolarità editoriale, nonostante tu sia già una affermata attrice e sceneggiatrice di teatro, quindi presente nel panorama culturale, oltre a non aver mai abbandonato la tua professione di insegnante. Quanto c’è di questo romanzo nel nuovo Cielomare pubblicato per Algra Editore, qualche giorno fa?Sicuramente il fatto che i protagonisti sono due ragazzi, gli esseri umani che amo di più e che conosco meglio. Li amo perché sono in fieri, sono grumi di fragilità e violenze, di contraddizioni e di possibilità. In loro tutto è possibile, e imprevedibile. Le storie di amori e amicizie sono eterne, nelle pagine di tutti i tempi, ma ogni volta sono vergini e ci costringono  a fare i conti con i nostri pregiudizi, le nostre incrostazioni mentali. Mi accosto alla personalità di un ragazzo con rispetto e circospezione, come davanti a una cosa sacra, e aspetto che sia lui a raccontarsi, senza sapere come andrà a finire la storia. Come nella vita, d’altronde. In questo nuovo romanzo la compagnia degli attori si è allargata, perché i giovani inevitabilmente devono confrontarsi con gli adulti. E con loro sto crescendo anch’io.
  2. Dalla integrazione al disagio di un omosessuale ribelle e geniale nella figura dell’istruttore, di volo; dai figli dei pescatori che si ritrovano a scoprire la sessualità grazie a tante belle ragazze, anche per loro la prima volta, ai tormentati problemi di coscienza nel nuovo romanzo. Ma cosa si aggroviglia nella mente di Maribella Piana, tra fenomeni sociali, sociologici e umani malesseri non sempre superabili?
    Il termine “ groviglio “ mi piace proprio, come mi piace confusione e disordine. Credo che più si cerca di mettere ordine nella vita e più si resta frustrati e delusi. Lei va come vuole. Quando scrivo mi sembra di avere davanti uno scaffale di barattoli in cui sono saltate via le etichette. Il contenuto è buono, ma non so mai esattamente cosa sia. Ecco, credo che i rapporti umani siano barattoli senza definizioni, dalle mille sfaccettature, aperti al cambiamento, influenzati dalle trasformazioni sociali. I sentimenti che li nutrono sono foglie al vento di questi mutamenti, risentono di mille condizionamenti, possono restare uguali nella sostanza e cambiare nome, o marcire dentro per non averli fatti respirare. Un marito e una moglie possono amarsi dopo tanti anni come fratelli, due fratelli possono odiarsi come nemici.
  3. Quanto influenza la tua natura sicula questo romanzo? C’è ad esempio il vecchio prete rassegnato, eppure negli ultimi trenta anni, diverse le posizioni di preti che non si rassegnano ad affari di Stato/mafia, i quali hanno perso la vita sotto colpi di proiettili. Non a caso ho presentato il vecchio parroco con una frase ironica che ricorda il “ Carneade, chi era costui?”. Don Ciccio  è il don Abbondio di oggi. Anche a quei tempi c’erano i bravi e non tutti avevano il coraggio di affrontarli. La Sicilia di oggi purtroppo non è cambiata da quella descritta nel famoso discorso del Gattopardo.  E anche io, da sicula doc, ondeggio fra sacri furori rivoluzionari e pirandelliane riflessioni astratte. Il parroco di San Ortese non ha visto, o non vuole vedere e la sua rassegnazione è in realtà stanchezza di se stesso, delusione per battaglie che non ha saputo combattere, per una fede che non ha saputo praticare fino in fondo. Ecco perché quando ne ha l’occasione tenta di compiere l’unica buona azione della sua vita.
  4. Una domanda che esula dai contenuti, ma punta alla stilistica. Tu sei nota al grande pubblico e per il tuo libro di cui sopra e per il teatro, ma anche per una personalissima stilistica, dove poche sineddoche si aggregano ad alcuni congiuntivi, non errati, ma che potrebbero saltellare un po’ qui un po’ là nei tuoi libri, questo piace: è innovazione, è spingersi ben oltre il classicismo letterario, nonostante tu sia una classicista e non classista. Hai studiato e inventato nuovi mood di stile? E se si, come l’hanno presa gli editor delle case editrici? In effetti il rapporto con l’editor non è stato facile, ma con uno in particolare ho avuto una intesa immediata. Si chiama Alberto Cristofori ed è una bella persona, forse perché mi ha detto che la mia prosa è “ciceroniana”. Mamma mia! Accetto la definizione solo per la cura e l’amore che ho per la nostra lingua, così ricca e piena di sfumature che sarebbe una indegna pigrizia non sfruttarle tutte.  L’impoverimento odierno del lessico è nello stesso tempo causa ed effetto dell’impoverimento delle idee. A volte mi blocco nella ricerca dell’espressione giusta, che non sia sciatta ma nemmeno ridondante, e che nella concisione esprima il massimo del significato. In questo mi ha aiutato moltissimo l’esperienza della poesia che costringe a spremere il succo delle parole. Tra sineddochi e metafore, anacoluti e zeugmi io mi diverto a saltellare con i congiuntivi.
  5. Catania. La città che ti ha dato i natali. La città che hai riportato in auge nella sfera del libro. Con Algra editore di Alfio Grasso, editore catanese, negli ultimi tre anni si stanno imponendo personaggi della letteratura che hanno pubblicato con colossi, come te. Nel tuo stesso periodo c’è Luigi Pulvirenti che esce con Hit Parade, o l’avvincente libello sulla questione della dimissione di Papa Benedetto XVI, affrontata da Fabrizio Grasso, e altri ancora. Maribella, certo è che tu pure sei nel calderone della famiglia Algra: si può lavorare a certi livelli in Sicilia allora, o che misteri nasconde il giovane Grasso? E perché tu lo hai scelto, o se ti ha scelto lui, perché hai accolto? L’esperienza della pubblicazione con Bompiani è stata per me una enorme soddisfazione. Significa fare parte della storia dell’editoria. Ma sono stata sfortunata, in un certo senso. Sono capitata nel pieno della crisi del mondo editoriale, con la scomparsa di molte case storiche, la nascita di Mondazzoli e il conseguente sfaldamento dello staff di Bompiani. Ho perduto i miei punti di riferimento e ho preferito disdire il mio contratto. Mi sono quindi innamorata di Alfio Grasso, del suo coraggio, della sua determinazione, della sua grinta. E fra innamorati non c’è uno che sceglie e uno che accoglie. Ci si innamora e basta. E non dimentichiamoci che noi siciliani in campo letterario diamo dei punti a tutti. Basta avere il coraggio di rischiare e di buttarsi, come appunto fa “il giovane Grasso” come lo chiami tu. Sai qual è la mia frase guida? Se sei in dubbio fra fare e non fare una cosa, falla. E’ sempre meglio il rimorso del rimpianto.
  6. Nelle varie epoche della storia sono cambiati norme e divieti di natura sociale etica o religiosa. Come è cambiato, se  cambiato, il significato del tabù ai giorni nostri. Nell’antichità il tabù ha avuto una fortissima connotazione restrittiva, coerentemente a una concezione di potere assoluto a fronte di una assoluta  subordinazione popolare. Con il venire meno del concetto di autorità, sia sociale, familiare o religiosa, anche la forza dei divieti è venuta meno. La ribellione giovanile nelle famiglie, nelle scuole e nelle piazze è figlia di questi cambiamenti. Altra cosa è il tabù morale, rispetto al quale l’individuo è solo con la propria coscienza, come diceva Kant.

 

Mi perdonerai Maribella, se vi è qualche errore, per te che sei anche una ex insegnante di liceo, ma troppa la premura per pubblicarla. Ciao e grazie.

Salvatore Massimo Fazio ha intervistato Maribella Piana per Letto, riletto, recensito!

Ricordiamo che il 15 dicembre Cielomare sarà presentato presso una location che ‘rammenta il ritorno alle cose…’
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