ESCLUSIVA! Il caso (di) Roberto Blandino, raccontato dallo stesso al nostro direttore.

Il caso Blandino, dall’autoproduzione oculata, ricercata e non abbandonata alla vanità della pubblicazione, sino al giorno che si riceve richiesta di acquisizione dei diritti dei propri libri da parte di Leone Editore… e si entra nel firmamento della grande editoria.

Roberto Blandino torinese, classe ’72. Figlio di un ingegnere e di un’astrologa professionista, a 14 anni aveva già letto, oltre ai classici universali, anche tutti i libri di Agata Christie, Conan Doyle e Rex Stout, e degli altri mostri sacri dell’horror e del thriller internazionali, per poi cimentarsi con i testi di esoterismo patrimonio di famiglia. Istruttore di arti marziali, astrologo, scrittore, con un passato di 7 anni nei reparti speciali antimafia della Guardia di Finanza, Blandino comincia a cimentarsi nella scrittura, una delle sue passioni fin da adolescente, durante le notti insonni della maturità. Contro ogni pronostico e lottando con tenacia in un mondo competitivo e selettivo come quello delle case editrici, riesce nella quasi impossibile impresa di giungere, nel giro di poco tempo, a varcare i cancelli della grande editoria cartacea partendo dal self publishing.

Roberto, buonasera. Grazie per aver accolto il nostro invito a rispondere ad alcune domande per il blog Letto, riletto, recensito! Ti intervisto, non perdiamo altro tempo, il pubblico è esigente.

  1. Tu esordisci con Il maestro del buio, un libro interamente auto-prodotto, anche la copertina hai realizzato tu. Con questo libro sfori per circa 13 settimane il primo posto assoluto e in solitaria nelle classifiche Amazon, sino a quando un editore, tra i più importanti della scena nazionale indipendente, Leone Editore, decide di sottoporti un contratto per acquisire i diritti di questo tuo primo avvincente romanzo. Tu che sei un caso anomalissimo in Italia, che ti sei imposto sempre in auto produzione, avendo un seguito ben donde ampio in tutto lo stivale, perché hai accettato non solo che la tua opera che fece uno scoop notevole venisse editata dopo il successo che tu gli hai dato con l’impegno della tua distribuzione e pubblicità, ma addirittura che il titolo gli venisse cambiato in Lo spirito del male che a mio parere fa perdere l’intenzione di ciò che l’autore tout-faire  vuole comunicare e che aveva dato con il titolo originale de Il maestro del buio?
    Innanzitutto, contraccambio il saluto, onorato per questa intervista da parte di un blog così importante come il vostro. Per quanto riguarda questa prima domanda, è vero che per tre mesi, praticamente consecutivi, sono stato in vetta alle classifiche di vendita di Amazon, spesso occupando i primi tre posti con i miei romanzi autopubblicati, ma all’epoca considerai la cosa come i famosi “15 minuti di celebrità” teorizzati da Andy Warhol, o poco più. Solo in seguito realizzai di aver dato corpo a un qualcosa forse più unico che raro nel nutrito panorama degli autori esordienti ed emergenti autopubblicati italiani. Per molti aspiranti scrittori questa sarebbe stata una vittoria assoluta e trionfale, un punto di arrivo insomma, ma l’accontentarmi non ha mai fatto parte del mio DNA, non già perché, a dirla con le parole di Dante io sia divorato da un demone che… mai non empie la bramosa voglia che dopo ‘l pasto ha più fame che pria… bensì perché, appunto, non c’è stato mai un solo istante in cui mi sia sentito “arrivato” come scrittore. Anzi, a ben vedere, ancora oggi non so nemmeno se posso definirmi tale a pieno titolo. Il primo posto su Amazon l’ho sempre considerato un punto di partenza o, quantomeno, una “prova tecnica” di perfezione. Un’occasione di evoluzione, in definitiva. Oggigiorno, il self publishing è un’enorme opportunità per ogni aspirante scrittore, ma è pur vero che non esiste alcuna selezione all’ingresso: chiunque può pubblicare praticamente ciò che vuole, e questo comporta diverse problematiche. La prima è che non esiste alcuna garanzia di qualità per il potenziale lettore; la seconda è che vi è così un marasma di autori e di titoli che sovrasta di gran lunga, per numero, i lettori (specie in Italia dove, nel 2016, 7 italiani su 10 non hanno letto nemmeno un libro, se si escludono i testi tecnici e scolastici); la terza è che l’autore deve occuparsi di ogni aspetto del suo libro, improvvisandosi e sostituendosi a tutta una serie di figure professionali che, siamo schietti, sono molto più bravi di noi in ciò che fanno. Ecco che firmare un contratto decennale con Leone Editore è stato per me quel salto evolutivo di cui necessitavo per andare oltre e non sedermi sugli allori. Quanto al cambio del titolo l’ho visto e interpretato come una sorta di rinascita del mio libro dopo un editing professionale e dopo essermi lasciato definitivamente alle spalle le effimere “glorie” del passato recente. 
  1. A Il maestro del buio/Lo spirito del male seguono I figli di Dio e I figli delle tenebre, anche questi altri in autoproduzione stravenduti e apprezzati da pubblico e critica specifica. È chiaro che ci troviamo innanzi ad una saga dove il personaggio che hai creato, Gabriel Delacroix, che indaga tra il tangibile e il mistero aleatorio (ne I figli di Dio, come negli altri romanzi, abbiamo addirittura chiare simbologie esoteriche che metti in rilievo) è una specie di meta-mito, una specie di ectoplasma del pensiero e della ricerca, qualcosa di meraviglioso: quanto c’è di Roberto Blandino in Gabriel Delacroix? O ancora, sono, per certuni aspetti, la medesima “entità”?
    Inevitabilmente, in Gabriel c’è moltissimo di me. E’ una mia creatura, non propriamente un alter ego, ma senz’altro mi somiglia molto sotto diversi aspetti, a cominciare da parte del vissuto, ma onor del vero in ogni altro comprimario della saga c’è qualcosa di me, nessuno escluso. Credo comunque che questo valga per la maggior parte dei personaggi/autori, anche se, giocoforza, le sfumature e la variabili sono pressoché infinite. Ciò che mi premeva era comunque dare vita a un personaggio che, per quanto enigmatico e a tratti oscuro e indecifrabile, risultasse sostanzialmente umano, con tutto il suo corredo di delusioni, tristezze e fallimenti. Un uomo, ancorché straordinario, con i suoi sani dubbi e le sue legittime fragilità, tanto da risultare non solo credibile ma anche amabile da parte del lettore. Credo tutto sommato di esserci riuscito, anche se, inevitabilmente, Gabriel, come me, è in continua evoluzione. Dopo I figli delle tenebre ho autopubblicato Il canto di Lucifero, il quarto romanzo conclusivo della saga, e proprio in questi giorni ho cominciato il quinto romanzo che vedrà ancora Gabriel come protagonista. Un romanzo che costituirà una svolta importatissima per il personaggio, che ho già identificato nelle linee essenziali, ma che io stesso non so ancora bene dove lo condurrà. C’è da dire che ho tutto il tempo per lavorare con calma, visto che proprio recentemente ho firmato un nuovo contratto con Leone Editore per la pubblicazione del secondo romanzo della saga, che arriverà nelle librerie a breve, credo nella prima metà del 2018.
  1. Oltre questi incantevoli, quanto misteriosi, libri (non solo i contenuti tendono al mistero, quanto ciò che è praticato nei romanzi) che come già anticipato, hanno permesso che Leone Editore si accorgesse del tuo talento tanto da volerti nella propria scuderia (sapevi che io ti ho conosciuto al Sabirfest del 2016, per la prima volta approdato nella città dalla quale provengo, Catania, proprio mentre attendevo di far la chiusura della 4 giorni di festival dove fui designato come autore di punta col mio ultimo saggio sui filosofi Sgalambro e Cioran?), anche tu hai affrontato la pubblicazione di due saggi, pertanto lo studio certosino di una determinata disciplina o interesse specifico. Qualcosa che differisce dal romanzo propriamente detto, che addirittura nel mondo editoriale viene considerato di nicchia e pertanto con un valore più alto e migliore del romanzo. Hai anche pubblicato con Lite Edition il volumetto Exstasiah e con la non molto apprezzata Albatros il libro I miei primi 40 anni al di là del velo. Ci puoi illuminare di più su questi due libri?
    No, non sapevo di questo nostro incontro “virtuale” e non posso che esserne lusingato. Come dicevo, io stesso non ho una reale contezza circa il “caso” Blandino, come da te definito nel cappello introduttivo, e quindi, sapere di esserci conosciuti in terra di Sicilia, dall’altra parte della penisola, non può che riempirmi di gioia. In realtà, il mio primo libro è stato I miei primi 40 anni al di là del velo, edito da Albatros, e poi da me ripubblicato con il titolo Viaggi oltre lo specchio, una volta rientrato in possesso di tutti i diritti sull’opera. Questo libro ha per me un particolare valore sentimentale, non solo perché probabilmente rimane tutt’ora il mio libro di maggior successo, ma perché è quello maggiormente autobiografico. Come Il maestro del buio/Lo spirito del male, si tratta di un percorso iniziatico, ma a differenza del romanzo, qui ogni esperienza “paranormale” che racconto l’ho vissuta personalmente, affrontandola poi dal punto di vista di diverse tradizioni esoteriche. I romanzi, invece, pur essendo strutturati su basi altrettanto reali, presentano necessariamente molti elementi fantastici. Diciamo che Viaggi oltre lo specchio è in grado di spiegare la genesi del mio mondo e, per transfer, quello di Gabriel Delacroix. Il secondo saggio che ho autopubblicato è stato Il risveglio degli Dei, un trattato astrologico sull’incidenza di determinate posizioni astrali dei pianeti tradizionalmente considerati “malefici”, nel verificarsi delle tragedie umane, prendendo a spunto l’analisi dei temi di nascita di decine di celebrità. Il libro è strutturato come un ipotetico dialogo tra uno scienziato e un astrologo, dove il primo eccepisce logiche considerazioni scientifiche di perplessità sull’astrologia e il secondo, in serenità, gli espone altrettanto valide spiegazioni in grado di riallacciare quel filo che legava i due mondi, soprattutto a livello accademico, prima che il pensiero illuminista, erroneamente, recidesse quel reciproco vincolo. La passione per l’astrologia mi è stata inculcata da mia madre, astrologa professionista per quarantanni della sua vita. Non ho difficoltà ad ammettere di essere stato allevato con una mentalità molto aperta verso il trascendente e il metafisico. Mio padre, valente ingegnere, mi ha trasmesso l’importanza della cultura “scientifica” e del pensiero cartesiano, mia madre, all’opposto della curva, astrologa, cartomante e medium, mi ha spalancato le porte dei mondi sovrasensibili. Del resto, per comprendere l’esoterismo nella sua essenza è indispensabile possedere solide basi scientifiche, con la consapevolezza che l’esoterismo è in grado di cominciare il viaggio proprio partendo dal punto esatto in cui la stessa scienza comincia a palesare i propri legittimi limiti. 
  1. C’è un momento nella tua vita di scrittore che metti in fila dietro te autori del calibro di Smith, Cooper, King, Patterson, mi chiedo: ma chi è l’umile Blandino veramente? Chiedo ciò perché i fatti sono chiari e reali, gli archivi parlano di te. Roberto perché non hai preteso un contratto milionario da una major internazionale e ti sei accontentato, per carità, di una ottima casa editrice indipendente, che sicuramente negli ultimi 5 anni sta dando delle sberle alle major nazionali, ma con te ci troviamo davanti a un caso eclatante che potrebbe chiedere la luna e dedicarsi ad un nuovo messaggio letterario. L’umiltà, la tenacia, la volontà di riuscire e tu ce l’hai fatta anche quando ti autoproducevi, non tralasciavi una virgola in più… ecco queste qualità, ripagano sempre?
    Quando si chiede a qualcuno chi sia, il più delle volte egli esporrà le proprie qualifiche: sono il dottor Tal dei Tali, sono il colonnello X, sono l’agente immobiliare Y o l’avvocato Mario Rossi, sono Tizio Caio, giornalista, scrittore, astronomo, astrofisico, commissario, metalmeccanico ecc ecc… ma si tratta, ogni volta, solo di ciò che ognuno di loro fa per vivere. Quando qualcuno mi chiede chi io sia, devo riflettere a lungo prima di rispondere e ogni volta non riesco a trovare una definizione più soddisfacente e confacente alla realtà di… sono un’anima antica che cerca di evolvere ulteriormente cercando delle risposte. Antoine de Lavoisier, con la sua Legge di conservazione della materia enunciò uno dei più importanti principi universali della chimica e della fisica: nulla si crea e nulla si distrugge (ma tutto si trasforma). Nulla si crea. Punto. Sacrosanto e inconfutabile. Però… tutto è stato creato. Punto. Sacrosanto e inconfutabile. Non ho alcuna pretesa di scoprire come conciliare le due cose, visto che menti di ogni epoca ben più brillanti della mia non sono ancora giunte a una risposta definitiva, ma il fascino di simili interrogativi è troppo forte per non investigare tutte le strade percorribili. Il viaggio è appena cominciato. Siamo ai primi vagiti, ai primi balbettii. Come scrittore ho messo in fila dietro di me autori del calibro di King, Cooper, Rollins, Smith e Patterson? Si è vero (e da autore all’epoca sconosciuto ed esordiente non è stato malaccio) ma ciò non ha alcuna reale importanza. Si tratta solo di attimi nell’infinito. Poca cosa. Numeri di vendita a 5 cifre, top ranking, contratti di pubblicazione… Sono solo elementi transitori della mia vita, ma io sono, come tutti, più della somma delle mie parti. Ergo, avrei potuto chiedere la luna? Avrei potuto strappare un contratto milionario con una major internazionale? Non lo so. Si, forse, no. Chi lo sa cosa riserva il futuro e in ogni caso non ho mai affrontato la scrittura come un lavoro, anche se in essa ho profuso tutte le energie che riservo a ogni attività che mi interessa. Perché ho accettato di firmare con Leone Editore? Ti racconterò una cosa. Come scrittore entrato nel circuito “che conta” dell’editoria cartacea, ho avuto finora il privilegio di girare l’Italia, di firmare autografi e presentare il mio libro in moltissime librerie della catena Mondadori, per esempio, così come di partecipare e vincere diversi premi letterari, anche internazionali, e in ogni tappa del mio percorso ho incontrato molti altri autori esordienti ed emergenti di case editrici anche più grandi di Leone Editore. Orbene, al contrario di me, nessuno di loro aveva il numero diretto del proprio editore, nessuno di loro lo aveva mai visto di persona, o era stato nel suo ufficio, o  si erano scambiati a voce gli auguri di Natale o anche solo si erano sentiti per sapere come stava l’altro. In buona sostanza, nessuno di loro si sentiva parte di una famiglia e si sentiva a casa come io mi sento. Questo ha per me un valore fondamentale e irrinunciabile. Preferisco quindi di gran lunga essere il pesce gatto nel lago che un barracuda qualsiasi nell’oceano… Senza contare che Leone Editore ha una distribuzione vera e importante che ormai nulla ha da invidiare ai soliti nomi, e inoltre prevede campagne promozionali di tutto rispetto. Quando ho firmato, in moltissimi mi hanno scritto facendomi la tua stessa domanda. Molti erano aspiranti scrittori che chiedevano consigli per ripercorrere le mie orme (purtroppo non c’è una formula universale), mentre altri mi hanno espresso il loro disappunto e le loro perplessità. Perché hai deciso di ricominciare da capo dopo che hai raggiunto la vetta come autopubblicato? Perché non hai proseguito come indipendente? Ai primi ho risposto che chi chi vuole davvero qualcosa prima o poi trova i mezzi, chi non vuole prima o poi trova le scuse, e che, per citare Wernher von Braun, si deve utilizzare la parola impossibile con la massima cautela… quindi sudore, fatica, tenacia e fiducia incrollabile nei propri mezzi, un profondo senso di autocritica e… un pizzico di fortuna che non guasta mai. Inoltre, è inutile sperare di diventare degli scrittori accettabili se in contemporanea non si è anche degli avidi lettori. Ai secondi ho risposto semplicemente che l’aver raggiunto la vetta come autopubblicato mi ha dato un solo e unico vantaggio rispetto al passato e ad altri scrittori esordienti come me: il privilegio, finalmente, di poter fare una scelta mia, e di non subire quella di qualcun altro, come quella di una famosa e blasonata Agenzia Letteraria che alla fine di una durissima selezione non mi mise sotto contratto di rappresentanza perché uno solo dei soci era sicuro che i thriller esoterici da me scritti, pur riconoscendone la qualità, non avrebbero mai potuto scalare le classifiche di vendita…
  1. Ti chiedo ancora: ma due scrittori che hanno il loro seguito, anche delle soddisfazioni con editori che li hanno voluti e li distribuiscono bene, due scrittori che nascono in due città molto rumorose e movimentate, due scrittori che siamo tu e io, che ci fanno nella silenziosa Biella?
    Per questa domanda dovrei rispondere per me e per me solo, invece dovrò utilizzare una forma corale… Azzarderei che entrambi, nei nostri rispettivi ruoli, siamo molto più interessati a conoscere gli uomini e le donne di questo mondo, piuttosto che essere da loro conosciuti, perché questo ci permette di comprendere noi stessi in modi inusuali, ma non per questo meno efficienti… Il silenzio (soprattutto quello interiore) è d’oro. Ascoltare, molto spesso, è di gran lunga preferibile al parlare e, infondo, entrambi preferiamo che a parlare per noi siano i nostri libri.  

Grazie Roberto, per la gentilezza e per aver dato valore e lustro al nostro blog.

 

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