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Aizzano all’odio screditando Giovanna Vivinetto e “Dolore minimo” – L’intervista di SMF per L’Urlo

18 luglio 2018 - Articoli di S.M. Fazio
Aizzano all’odio screditando Giovanna Vivinetto e “Dolore minimo” – L’intervista di SMF per L’Urlo

Succede l’effetto contrario. “Dolore minimo” (Interlinea, 2018) di Giovanna Cristina Vivinetto triplica le vendite e balza in testa ai best seller, con la benedizione e prefazione di Dacia Maraini.

L’intervista

Giovanna Cristina Vivinetto ama il bello e il buon senso. Forte sino all’inverosimile da sopportare insulti e aggressioni verbali… poiché non tutti i mali vengono per nuocere, loro malgrado!
Il suo libro d’esordio, “Dolore minimo”, pubblicato per i tipi di Interlinea Edizioni, è un romanzo in versi dove settanta poesie suddivise in tre sezioni affrontano la tematica del mutamento, della transizione da un corpo ad un altro.

Le poesie lette individualmente sono spettacolo allo stato puro, tanto da muovere la penna di Dacia Maraini a prefazionare il libro. Assieme diventano un fil rouge che porta alla comprensione del significato profondo del libro, senza però cercare pietosamente riconoscimento, che riguarda l’essere transessuale ma non solo: ci troviamo di fronte all’incessante cambiamento a cui noi tutti, al di là delle etichette e dei generi, siamo soggetti.

Transessualità.

“È la mia storia, naturalmente filtrata e modulata attraverso il mezzo della letteratura. Ma il mio interesse principale è stato quello di trasmettere un messaggio universale, un messaggio profondo comprensibile da tutti. La poesia è un genere elitario, poco letto rispetto altri generi, ma con essa si riesce a fare ciò che non è possibile con un altro mezzo narrativo: scavare in profondità con l’uso di poche parole, con l’ausilio di pochi versi. La capacità di arrivare al cuore delle cose senza giri di parole. Quando ho scritto, in realtà, narrare in versi è stato spontaneo: non ho pensato alla poesia, o alla narrativa. Ho scritto e basta.”

Sei giovane e già nota, chi eri, chi sei?

“Nel mio nome porto l’esistenza di chi ero. Perché rifiutarlo? I nomi hanno una storia, la nostra: fare a meno del proprio nome potrebbe nascondere il rifiuto di se stessi. E i tagli non ci fanno bene: ci tolgono l’armonia. Io sono sempre stata Giovanna, al di là del nome che mi è stato dato e con cui ho imparato a convivere serenamente.”

E la burocrazia per diventare chi sei sempre stato?

“La legge che permette alle persone transessuali di poter cambiare sesso risale al 1982, un momento storico per l’esistenza non solo appunto delle transessuali, ma di tutti, poiché la conquista di diritti, anche se il loro effetto non ci riguarda direttamente, tutela la nostra vita e quella di chi verrà dopo di noi, il fondo umanissimo che ci accomuna. Nel 2015 c’è stato un ulteriore passo in avanti grazie ad una sentenza storica della Corte di Cassazione che ha permesso il cambio anagrafico senza passare necessariamente attraverso interventi chirurgici. Questa è una grande vittoria e manifestazione di civiltà, perché si è capito finalmente che il genere di una persona non è determinato dall’organo genitale, ma dalla complessa percezione di se stessi”.

E le cure ormonali?

“Sono necessarie per intraprendere gli iter burocratici: danno letteralmente il via alla rinascita anche dal punto di vista giuridico, oltre che fisico, corporeo.”

La terapia ormonale in cosa consiste?

“Ti faccio un esempio e il suo contrario. Da uomo a donna, si assumono anti androgini per inibire la produzione di testosterone, e poi si prendono gli estrogeni per favorire la femminilizzazione. Al contrario se il passaggio è da donna a uomo”.

Discriminazione e aizzamento all’odio ma anche Dacia Maraini “madrina”. Balza alle cronache il romanzo per il suo valore poetico e la struttura romanzata in versi. Poi, balzi alle cronache tu. Cosa è successo?

“Dacia (Maraini n.d.r.) sul Fatto Quotidiano ha presentato la prefazione al libro. Il giorno dopo, in una pagina di Facebook che supporta il concetto di famiglia tradizionale (evito di fare nomi per non dare spazio a queste realtà minacciose e ostili) si scriveva, alludendo a me e con ironia, che “la transessualità è finita anche in poesia”. E commenti pieni di odio e discriminazione verso una minoranza, quella transessuale. Posso capire le critiche al libro, mai quelle alla persona. Ma, in ogni caso, con l’odio cosa ottieni?”

Riconoscimento e premio internazionale. Ecco cosa ottieni!

“Un’enorme solidarietà, aggiungerei, che ha portato ad un eccezionale interessamento al libro. In pochi giorni ha scalato le classifiche online piazzandosi al primo posto su Amazon e Ibs! Di lì a poco, si è esaurita anche la prima tiratura di millecinquecento copie. Da pochissimo è stata stampata la seconda edizione di “Dolore minimo” ed io non potrei essere più felice!”

Ma anche un premio.

“Si, è proprio di qualche giorno fa la vittoria al prestigioso Premio biennale Cetonaverde 2018, sezione Giovani. La prima volta che vince con la poesia una donna. La prima volta che si affermano due donne, io e Vivian Lamarque, quest’ultima alla sezione Premio Internazionale”.

Finalmente una persona che, con radicalità e senza far demagogia e pietismo, dice le cose con chiarezza.

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