La tesi ungherese sull’esistenza: i due gemelli (Il Venerdì di Francesco Das Atmananda)

anima_lascia_corpoNel  ventre  di  una  madre  c’erano  due  bambini.
Uno  chiese  all’altro: “ci  credi  in  una  vita  dopo  il  parto?” L’altro   rispose  : “e’  chiaro.  Deve  esserci  qualcosa  dopo  il  parto.  Forse  noi  siamo  qui  per  prepararci per  quello  che  verrà  più  tardi”. “Sciocchezze”,  disse   il  primo.  “non  c’è  vita  dopo  il  parto.  Che  tipo  di  vita  sarebbe  quella?”
Il  secondo  disse: “io  non  lo  so,  ma  ci  sarà  più  luce  di  qui.  Forse  noi  potremo  camminare  con  le nostre  gambe  e  mangiare  con  le  nostre  bocche.  Forse  avremo  altri  sensi  che  non  possiamo  capire  ora”. Il  primo  replicò:  “questo  è  un  assurdo.  Camminare  è  impossibile.  E  mangiare  con  la  bocca!?  Ridicolo!  Il cordone  ombelicale  ci  fornisce  nutrizione  e  tutto  quello  di  cui  abbiamo  bisogno.  Il  cordone  ombelicale è  molto  breve.
La  vita  dopo  il  parto  è  fuori  questione”. Il  secondo  insistette:  “beh,  io  credo  che  ci  sia  qualcosa  e  forse  diverso  da  quello  che  è  qui.  Forse  la gente  non  avrà  più  bisogno  di  questo  tubo  fisico”. Ma Il  primo  contestava:  “sciocchezze,  e  inoltre,  se  c’è  davvero  vita  dopo  il  parto,  allora,  perché  nessuno è  mai  tornato  da  lì?  Il  parto  è  la  fine  della  vita  e  nel  post-parto  non  c’è  nient’altro  che  oscurità,  silenzio  e oblio.  Non  ci  porterà  da  nessuna  parte”. “Beh,  io  non  so”,  disse  il  secondo, “ma  sicuramente  troveremo  la  mamma  e  lei  si  prenderà  cura  di noi”. Il  primo  replicò:  “Mamma,  tu  credi  davvero  a  mamma?  Questo  è  ridicolo.  Se  la  mamma  c’è,  allora, dov’è  ora?” Il  secondo  disse: “Lei  è  intorno  a  noi.  Siamo  circondati  da  lei.  Noi  siamo  in  lei.  È  per lei  che  viviamo. Senza  di  lei  questo  mondo  non  ci  sarebbe  e  non  potrebbe  esistere”. Il  primo concluse:  “beh,  io  non  posso  vederla,  quindi,  è  logico  che  lei  non  esista”. Anche il secondo concluse:  “a  volte,  quando  stai  in  silenzio,  se  ti  concentri  ad  ascoltare  veramente,  si può  notare  la  sua  presenza  e  sentire  la  sua  voce  da  lassù”.

Considerazioni generali:
Questo  è  il  modo  in  cui  uno  scrittore  ungherese  ha  spiegato  l’esistenza  di  Dio e della vita oltre la vita.
E’ stupenda e nello stesso tempo tanto illuminante. E rispecchia fedelmente il punto di vista in antitesi tra materialisti e spiritualisti. Comprendiamo, da queste parole, quanto sia limitante la visione ristretta legata ai sensi fisici e quanto sia involutiva la chiusura arroccata dietro le conoscenze personali. E quanto sia, altresì, molto più vicina alla Verità quell’apertura mentale ed accoglienza di cuore che caratterizza coloro che iniziano a risvegliarsi alla Vita del Mondo delle Cause e dei Significati.
Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, che io reputo uno dei pochi cantautori italiani che si esprimono attraverso l’Anima, in una delle sue bellissime canzoni dice: “Se uno ha imparato a contare fino a sette, vuol mica dire che l’otto non possa esserci…” (brano tratto da “Temporale”). Molto esaustiva questa frase. La canzone inizia con queste stupende parole: “Gli occhi non sanno vedere quello che il cuore vede La mente non può sapere quello che il cuore sa L’orecchio non può sentire quello che il cuore sente Le mani non sanno dare quello che il cuore da…”

Gran parte degli esseri umani, quelli che io definisco dormienti in letargo (non è un giudizio ma una constatazione), non vanno oltre le loro misere e ristrette credenze. Chiusi ad ogni novità e ad ogni verità che possa discostarsi anche di un millimetro dalla torre sulla quale sono arroccati, restano immobili trascorrendo intere vite nel mondo delle forme e delle apparenze. Sono rappresentati esaustivamente dal primo gemello della storia.

Poi ci sono i risvegliati. Ancora in numero minore rispetto ai primi, ma in costante crescita quotidiana, sia come numero che come qualità. E questo lascia ben sperare per il raggiungimento della “massa critica” che porterà al salto evolutivo dell’umanità.

Sono rappresentati chiaramente dal secondo gemello della storia. Sono tutti coloro che si pongono delle domande ed iniziano una seria ricerca interiore ed esteriore. Sono coloro che hanno consapevolizzato il fatto che vivere nel mondo delle forme e delle apparenze è molto limitante oltre che involutivo. Essi non si accontentano più della materialità quotidiana fatta di argomenti ed interessi oramai cristallizzati, noiosi e stagnanti. Sentono la voce della Coscienza che inizia a parlargli ( il Grillo parlante di Pinocchio) ed invece di metterlo a tacere iniziano a seguirne i suggerimenti. Per loro la vita assume i colori dell’Arcobaleno, non più monocromatica o grigia.

Non vivono più nella paura di un dio trascendente pronto a punire ma si sentono abbracciati, cullati e amati da un Dio Onnipervadente ( pervade il Tutto ) che tutto riequilibra nell’Armonia Universale.

E noi quale gemello siamo?

Un abbraccio di Luce e Pace buon fine settimana per tutti con Amore Francesco  das Atmananda (G.B.)

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Un pensiero su “La tesi ungherese sull’esistenza: i due gemelli (Il Venerdì di Francesco Das Atmananda)

  1. Il Vangelo parla di Dio che ama i suoi figli e muore in croce perché non si perdano: infatti la libertà che ha dato loro è così grande che essi possono scegliere di vivere come se Dio non ci fosse. Questa libertà Dio la rispetta perché rispetta la nostra unicità, la nostra personalità, la nostra individualità.
    Sempre il Vangelo ci insegna che Dio non è un semplice motore che tutto mette in moto, ma è relazione di persone. Questa relazione d’amore Lui la vuole condividere con noi al punto da farsi uomo di carne come noi. La sua natura trascende la nostra, ma il suo amore abbraccia tutto di noi.

    Se continuiamo a vedere Dio come lontano da noi non abbiamo compreso il messaggio del Vangelo: Dio conosce la nostra debolezza e non vuole la nostra morte (che è stata causata dal peccato e non da Dio), ma la nostra vita, a costo di dare la propria.
    Dio è trascendente in filosofia, non nella nostra vita quotidiana.

    Mi piace molto il brano che hai riportato, perché la croce di Gesù ha trasformato la morte in uno strumento di vita, proprio come un secondo parto. È un’immagine bellissima, che ci parla di tenerezza e di amore ben oltre quello che noi ci aspettiamo.
    Con l’unica differenza che siamo talmente liberi che questo amore potremmo anche rifiutarlo.

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