Del pessimismo teologico – Luca Farruggio


La religione come speranza per il tormento costante di ogni uomo, associazione, nazione, guerra (nel paradosso che non viene vinta o stenta ad essere vinta), se non addirittura politica. Il coraggio di mettere tre figure tra le più importanti del classicismo e riportarle al contemporaneo 2017, è atto che rende onore e merito a Luca Farruggio, poeta, filosofo, teologo, nonché studioso delle tre figure che rappresenta. Già in altre sue opere che si allontanano dalla saggistica, come La scomparsa di Colmapotrapubblicato per Aletti editore si cela la bellezza della ricerca di Farruggio, tanto che il sottotitolo è ovvero l’irresistibile volontà di indagare. C’è un commissario di mezzo, ma ciò che emerge è lo scandaglio ontologico che l’autore apporta in ogni stile e prassi vitale, tanto da generarne una, magari ci azzardiamo troppo a dirlo, scuola ben specifica, quella della ricerca a tutti i costi. Una ricerca che rende onore non necessariamente alla disperazione del non trovare risposte, bensì alle medesime risposte in toni crudi e schietti, senza offendere e senza demoralizzare, così come deve essere l’approccio alla vita, senza pentirsi, ma migliorandosi e delle volte, esaltando ciò che NON l’interlocutore, ma l’autore dell’azione, peggiorandosi.

Nel suo ultimo saggio, Luca Farruggio si consacra a filosofo para determinista, vicino ad un exploit che al fiore di loto nato dalla melma, consegna la grande forza e dignità di chi riesce a superarsi nell’atto teologico del perdonarsi e perdonare lo stesso Dio, Sostanza prima unica ed eccelsa, che permette all’uomo di dissertare e valutare e proiettarsi in una socialità post intellettualistica, scardinando figure di baronaggio e nepotismo che oggi non può che chinarsi alla grandezza del pensiero!  A tal proposito è una mente raffinata come quella di Giuseppe Girgenti che definisce la pars costruens farruggiana come “sgalambrismo cristiano” e leggendo passo dopo passo, le 79 pagine del libello, si comprende il perché, al di là di un omaggio al filosofo lentinese Manlio Sgalambro. Fuori il classismo, via il vincolo amicale, annullamento della cortesia clientelare che attraverso il media, ricordando Pier Paolo Pasolini, “umilia l’uomo meno colto, ma al contempo rende idiota l’altro meno colto che hanno piazzato chissà in quale poltrona o in quale rivista”. Anche in riferimenti come questo c’è quel cammino ostacolato, ma che con salti kirkergaardiani e sospensioni di giudizio, ci può (e deve) portare alla vittoria: il nostro placido e sereno vivere pur in-contrandoci con altre sfaccettature sociali, che magari seguono il nostro stesso obiettivo, ma i mezzi che usano non giustificano per nulla il fine raggiungibile. Bentrovato ad un nuovo filosofo, e che la Società filosofica italiani, si sbrighi a riconoscerlo ufficialmente.

Luca Farruggio, Del pessimismo teologico – Il pensiero di un cristiano solitario, Il prato edizioni, € 12,00. VOTO: 10 e lode!

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